MARCHENO – Esperti per il caso Bozzoli. “C’è stata una fumata anomala”. Ghirardini a Vezza prima di morire?

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Ci sono nuovi sviluppi, in realtà ancora tutti da verificare, nel doppio mistero della fonderia Bozzoli di Marcheno, tra l’imprenditore scomparso e l’operaio, Giuseppe Ghirardini, trovato morto domenica pomeriggio a Ponte di Legno. Secondo quanto emerso nelle ultime ore e di cui il procuratore di Brescia Tommaso Buonanno ha detto di voler indagare, la sera dell’8 ottobre, quella della scomparsa di Mario Bozzoli, ci sarebbe stata una fumata anomala da uno dei forni che produce lingotti in ottone. Come se all’interno fosse finito qualcosa di diverso rispetto ai normali elementi chimici.

La dichiarazione sarebbe stata fatta da uno degli operai, forse tra i tre rimasti per ultimi, e messa agli atti dai carabinieri. Una sorta di guasto tecnico improvviso che poi avrebbe indotto gli addetti a riavviare il sistema. E’ un’ipotesi che potrebbe dare ulteriori elementi a una possibilità agghiacciante, quella secondo la quale Bozzoli sia finito dentro un forno. Ma sarebbe caduto, magari dopo aver controllato la presunta fumata anomala e quindi si tratterebbe di una disgrazia? Oppure qualcuno l’ha spinto? Il caso, intanto, è finito ieri sera al centro della puntata di “Porta a porta” su Rai 1 (guarda il video) con un collegamento da Brescia dove si trovava l’avvocato Patrizia Scalvi, legale della famiglia Bozzoli.

Proprio lei ha sottolineato il fatto che negli ultimi tempi ci sarebbero stati degli scontri tra Mario e il fratello Adelio, contitolari della fonderia. Dissidi, sembra, per motivi societari. Si sta verificando anche il presunto furgone che sarebbe arrivato sul posto la sera della scomparsa dell’imprenditore, in attesa degli ultimi accertamenti medico legali sul corpo di Ghirardini. Deve ancora emergere se si sia trattata di morte naturali o violenta, quindi prevedendo un collegamento con il suo datore di lavoro. A proposito dell’operaio, secondo alcune indiscrezioni di stampa, l’uomo sarebbe stato per due volte di fila a distanza di poche ore in un bar di Vezza d’Oglio, in Valcamonica. Il titolare del bar avrebbe detto ai carabinieri che l’uomo ritenuto da lui fosse Ghirardini, avrebbe bevuto un caffé nella tarda serata di martedì e nella mattina di mercoledì.

Avrebbe visto anche la sua auto, la Suzuki Vitara. Perché andare allo stesso bar a distanza di poche ore e a diversi chilometri dalla sua residenza a Marcheno? Se fosse verificata, si indagherà. Intanto, nel pomeriggio si è svolta una riunione tra il procuratore di Brescia Tommaso Buonanno e i carabinieri per fare il punto della situazione. E’ emerso che sarà un pool di esperti a verificare ogni dettaglio. Oltre alle forze dell’ordine, ci saranno il medico legale Cristina Cattaneo già giunta per eseguire vari rilievi, un ingegnere metallurgico per capire il funzionamento del forno e un addetto alla termodinamica.