BRESCIA – Blitz all’ufficio del dg Asl Scarcella, nove attivisti rischiano processo

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Domani, mercoledì 21 ottobre, potrebbe arrivare la richiesta di processo per nove membri della rete “Stop Biocidio Brescia” dopo aver occupato il 30 aprile del 2014 l’ufficio del direttore generale dell’Asl di Brescia Carmelo Scarcella. Quel blitz degli ambientalisti durato alcune ore era scattato dopo le critiche rivolte dalle stesse associazioni all’azienda sanitaria locale, accusata di “negare” o ridimensionare la presenza di pcb e inquinanti nei parchi intorno al vecchio sito industriale di Brescia Caffaro.

Durante l’occupazione il dg Scarcella non era all’interno, ma aveva convocato un incontro con una delegazione di attivisti. “Non può che ritenere le accuse indirizzate ingiustificate e senza fondamento alcuno perché ha mai minimizzato, né intende minimizzare, le preoccupazioni di parte della comunità su tematiche ambientali che potrebbero avere risvolti sulla salute della popolazione” riporta una nota dell’Asl in seguito alla riunione del 9 maggio. Ma secondo i comitati era stato fatto troppo poco, così il giorno dopo avevano partecipato a una manifestazione per chiedere di intervenire con urgenza nelle bonifiche.

“Per l’Asl, la situazione per quanto riguarda la contaminazione da Pcb dei bresciani sarebbe del tutto normale per il nord Italia. Nel frattempo l’Arpa – dicono i comitati – a distanza di dieci anni dalla prima indagine sullo stato della falda del Sin Brescia Caffaro ha pubblicato i risultati di una nuova campagna di monitoraggio delle acque sotterranee avviata nel giugno 2014 e conclusa nel 2015.

Ne esce un quadro, se possibile, ancor più preoccupante, con una falda gravemente ammalata per la presenza di diversi inquinanti, tossici e cancerogeni”. Il blitz, di fatto, non aveva istruito il lavoro degli altri uffici, ma per i nove attivisti la procura di Brescia potrebbe chiedere il rinvio a giudizio per interruzione e occupazione di pubblico ufficio.