BRESCIA – Aree agricole Caffaro, pcb e diossine nei limiti. Verifica per i metalli pesanti

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Il mais coltivato nell’ambito di un progetto di ricerca sperimentale, condotto sulle aree maggiormente inquinate della Brescia-Caffaro risulta essere conforme ai limiti di legge per i parametri Pcb, diossine e furani. A seguito dei risultati positivi nei prodotti delle coltivazioni delle aree agricole a sud della Brescia-Caffaro dopo l’analisi svolta nel 2014, durante il 2015 l’Asl di Brescia ed Ersaf (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste) hanno ideato e condotto un’indagine scientifica riguardante la coltivazione di mais in due particelle delle aree più inquinate. L’indagine è integrativa delle attività sulla bioremediation che sta conducendo l’ente nella stessa zona.

La ricerca – si legge in una nota dell’Asl di Brescia – era destinata a valutare l’eventuale trasferimento dei contaminanti ambientali nella granella di mais. Ersaf ha condotto la coltivazione, mentre l’Asl di Brescia ha effettuato i campionamenti della granella e il conferimento ai laboratori di riferimento per lo studio. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna si è occupato della ricerca di Pcb, diossine e furani. La ricerca dei metalli pesanti è attualmente in corso al laboratorio di sanità pubblica dell’Asl di Brescia per determinare l’eventuale presenza di arsenico, mercurio, cadmio e piombo.

I primi risultati analitici relativi alla ricerca di Pcb, diossine e furani sono al di sotto dei limiti fissati della direttiva comunitaria 32/2002 che stabilisce le concentrazioni limite entro le quali è possibile utilizzare il prodotto per la zootecnia. Dato più significativo è aver riscontrato che i risultati sono al di sotto dei livelli di azione della raccomandazione 711/2013 CE che stabilisce i limiti per gli alimenti ad uso umano.

Questi risultati ci portano a progettare un ampliamento della sperimentazione su diverse e più ampie aree del sito di interesse nazionale per poter verificare la possibilità di una diversa gestione delle superfici agricole. Tutto il prodotto derivante dalle attività di sperimentazione – conclude la nota – è destinato a rimanere nell’area agricola in cui è cresciuto per la successiva aratura con interramento.

DATI DELLE INDAGINI (fonte: Asl Brescia)