In Serramando si prevede molta neve questo inverno

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“I mestieri antichi portavano comunque a un contatto stretto con la natura, per cui il contadino apprendeva intimamente, nei muscoli stremati, di una terra svangata, fragrante e gravida, il cacciatore si spendeva nel bosco con occhi orecchie e naso, carpiva i fremiti del cane, si trasfondeva in sussurri lontani” (Elémire Zolla ‘La filosofia perenne’). Nel corso di decenni di sviluppo e di crescita ‘civile’ e tecnologica ci siamo persi per strada gli aspetti magici e misteriosi della vita quotidiana. Delle antiche storie, di paura o meno, per esempio, resta traccia (per fortuna) solo in taluni libri di volenterosi appassionati come il Giovanni Raza che raccolgono affabulazioni antiche che i nonni raccontavano accanto al fuoco o nelle stalle (AGESCI ‘El Casù de la pora’ Vannini Brescia 1987 e ‘Madora che pora’ Maggio 2015, opere pregevoli e cuoriose, anche se manca il pathos che un narratore e l’ambiente possono creare).

Tesa Granda 3Oggi chi ha paura a uscire di casa dopo il tocco dell’Ave Maria? Eppure in certe zone delle nostre convalli respiri ancora aria di mistero, perché dominate dal ritmo incontrollabile e inspiegabile della natura: la nascita e la morte sono misteriose; il seme che fa nascere la quercia è depositario di un mistero come la mucca o la donna che partorisce;  il giorno che nasce e muore e porta benessere o tribolazione è mistero… La scienza può spigare il come ma non il perché. E la notte… la notte, per chi la sa ascoltare, porta risposte dai mondi lontani, dal mondo dei morti; risposte che non si possono spiegare: ciascuno ha la sua, nel suo cuore, nei suoi occhi. Forse è per questo che gli occhi di chi fa vita in montagna hanno una profondità che raramente trovi tra i ‘cittadini’: lassù i silenzi dilatano i confini del tempo, i corpi degli anziani, contorti e spezzati dalle fatiche, sembrano tirati in piedi da questi volti, figli della terra e del sole, custodi di segreti vecchi, sepolti dal sapere ‘moderno’.

E sono persone ospitali: la loro cascina è sempre aperta come il loro cuore; hanno un’incrollabile fiducia nella buona fede dell’uomo come qualità innata. Non è per tutti così, naturalmente, perché anche tra gli abitanti dei monti c’é chi si lascia trasportare dal desiderio di possesso e infrange la prima delle regole della montagna (e del vivere civile): la cose altrui non si toccano. Di conseguenza ogni tanto a qualcuno sparisce il tubo da interrare preparato per portare l’acqua dalla sorgente o il manico appena tagliato per la falce o la fascina di legna affardellata accanto al sentiero. Fatti che non inficiano la sostanziale umanità che alberga da queste parti e che scalda anche le gelide e solitarie giornate invernali.

Tutte queste deduzioni sovvengono frequentando (sporadicamente, purtroppo) la valle di Serramando che si sviluppa alla destra orografica della valle Trompia partendo da Collio. La valle di Serramando è molto ampia, costellata di cascine e/o seconde case. Qui vi è una sostanziale dedizione al lavoro (regolato dalle stagioni e dalle decisioni del meteo) supportata da una filosofia che vede la cascina abitata da operose persone che sanno fare un po’ di tutto e che cercano di dipendere il meno possibile dall’esterno e dal fondovalle: si fa la legna, si fanno formaggi e burro, si costruiscono attrezzi, si coltivano gli orti, si allevano animali da cortile, si va a caccia, ci si improvvisa, in genere con ottimi risultati, muratori e falegnami (per inciso: è una situazione che ricorda per certi versi la regione del Giura Svizzero dove, grazie alla loro capacità manuale, perspicacia e pazienza i contadini e mandriani fecero della Svizzera la patria mondiale dell’orologio).

Insomma nell’alta valle di Serramando la frenesia consumistica che scorre lungo le rive del Mella non ha attecchito più di tanto. Un mondo, in definitiva, che potrebbe essere una sorta di Paradiso Terrestre tant’è che molti anziani da qui non si vogliono muovere pur avendo casa in paese e necessitando di cure mediche. Tra tutti l’esempio della Rosa che vive attaccata alla bombola di ossigeno: l’inverno un Caterpillar con le gomme incatenate si fa largo nella neve per portare l’ossigeno alla Rosa. Capite che vi è qualche cosa di grande, di misterioso, di tellurico che lega la gente di qui alla terra e al cielo di Serramando, qualche cosa che noi cittadini non riusciamo a comprendere.

Nel fondovalle facciamo sport, magari andiamo in Golem in tot minuti, ma qui, sino ad un paio di decenni fa, l’Inverno si tracciavano dei toboga nella neve (le ‘soande’): la sera questa soande venivano bagnate con acqua che la notte ghiacciava; la mattina si incanalavano in queste soande i tronchi (le ‘bore’) tagliati in Estate per farle scendere sino a Collio e si guidavano con il ‘ciapì’ (un grosso uncino di ferro con un lungo manico) per evitare che si incastrassero; su e giù da Serramando, nella neve. E forse una differenza tra le genti dei monti e le genti delle città sta nel fatto che gli uni si sentono una piccola ruota nel ciclo naturale immensamente più grande di loro e quindi cercano di adattarsi, di ruotare al ritmo dei soli e delle lune cogliendone le benedizioni e riparandosi dalle maledizioni; gli altri si sentono potenti e cercano di piegare la natura al loro volere. Così a occhio si può intuire chi nel lungo periodo la vincerà.

Comunque in Serramando, nel nostro saltuario girovagare, abbiamo trovato qualche cosa che ci ha introdotto in una ricerca che sa di arcaico mistero. C’è un posto chiamato la Tesa Grande. La Tesa Grande è formata da due possenti cascine gemelle, una accanto all’altra a un metro di distanza. Sono due cascine molto belle e gagliarde ma in fase di decomposizione: un tetto parzialmente crollato, le antiche porte in disfacimento, l’affresco ormai praticamente sparito… insomma noi non conosciamo le attuali vicende legate alla Tesa Grande ma è un vero peccato che costruzioni simili siano lasciate in balìa della forza distruttiva del tempo, delle intemperie e dell’incuria. C’è da sperare che qualcuno metta mano a queste cascine per salvare il salvabile. Su una delle due cascine, e qui viene il bello, è apposto un simbolo che ha attirato la nostra curiosità: un cerchio sormantato da una croce (il contrario del simbolo di Venere per intenderci).

Da persone di chiesa apprendiamo che non è un simbolo legato alla religione Cattolica. Allora cos’è? Papà Internet ci aiuta e dopo sudate ricerche apprendiamo che è il simbolo alchemico dell’antimonio. Oibò! Che ci fa un simbolo alchemico in Serramando? Gli alchimisti erano sostanzialmente eruditi esoterici che cercavano la ‘panacea’ (cura per tutti i mali) o la pietra filosofale che trasformava i metalli in oro. L’origine del nome, sempre secondo Internet, potrebbe essere duplice: a) dal greco anti-monos (non da solo) in quanto questo semimetallo, si pensava, non esistesse allo stato nativo e b) anti-monaco in quanto in Transilvania i monaci costruivano le loro posate in antimonio (molto presente in Transilvania) e ne venivano avvelenati. Esiste poi una terza versione, popolare qui da noi ma non nella Rete, che lo vorrebbe con il significato di anti-demonio.

In seguito, per vie del tutto casuali, un medico milanese in pensione vede il simbolo disegnato sul foglio e interrogato in merito, dopo un attimo di riflessione dice di aver visto proprio in Transilvania sugli edifici di proprietà della chiesa questo simbolo sormontante una scritta che consigliava ai peccatori pubblici di ravvedersi altrimenti… Altrimenti, si ipotizza, il peccatore sarebbe stato purificato con l’antimonio (e in questo caso il significato di anti-demonio calza a pennello): o moriva o era mondo dai suoi peccati. A questo punto la domanda ovvia è: chi si è preso la briga di apporre questo simbolo sulla cascina? E perché? La ricerca continua e speriamo di scoprire la risposta prima che della Tesa Grande non resti che un mucchio di sassi.

Informazione meteo: in Serramando si prevede molta neve questo inverno perché “Ol marosen l’è piè” ovvero perché il sorbo dell’uccellatore è ricco di rosse, piccole, tonde bacche (ed è uno spettacolo).