COLLIO – Mamme dei bambini dal prefetto. Migranti scrivono una preghiera

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Ieri le mamme di San Colombano di Collio, in alta Valtrompia, dove dal 27 agosto si trovano ospiti dell’hotel “Al Cacciatore” diciannove migranti, hanno messo in pratica quanto avevano annunciato. Al termine delle lezioni nel primo giorno di scuola, hanno raggiunto in auto l’istituto elementare che si trova a pochi passi dall’albergo contestato e riportato i figli a casa. Poche ore dopo, invece, nel pomeriggio una delegazione con quattro mamme e un papà è stata ricevuta dal prefetto di Brescia Valerio Valenti. In un’ora e mezza si sono confrontati soprattutto sui problemi di sicurezza che possono arrivare dalla presenza dei migranti a pochi metri dalla scuola, anche se fino a questo momento non sono stati segnalati episodi.

Al contrario, sono state settimane di proteste e polemiche dai residenti ai partiti politici. Il prefetto ha garantito una costante presenza delle forze dell’ordine e le mamme hanno ricevuto la disponibilità, ma annunciato la volontà di continuare la protesta. Da piazza Paolo VI è arrivata la richiesta ai cittadini di collaborare e segnalare ogni episodio, tanto che il prefetto ha dato il proprio numero di cellulare se ci saranno esigenze. La piazza di San Colombano è tornata sotto i riflettori ieri sera in collegamento diretto con il programma “Quinta colonna” su Rete 4, mentre sabato 19 settembre alle 14,30 ci sarà una manifestazione degli antifascisti e antirazzisti della Valtrompia.

Intanto, come riporta il Corriere della Sera, i diciannove migranti dopo la lettera rivolta ai residenti, hanno scritto una preghiera rivolta a Dio per le mamme. “Ti chiediamo di parlare tu al cuore di chi ha paura di noi e ci vuole mandar via. Noi non parliamo bene l’italiano – si legge in alcune parti, riportate dal quotidiano – ma tu conosci tutte le lingue del mondo e parli con la lingua del cuore. Alle mamme che hanno paura di noi, racconta tu la paura delle nostre mamme che abbiamo lasciato in Africa a pregare per noi mentre partivamo, e chissà se potremo un giorno rivederle. Racconta tu la nostra paura davanti a chi ci minaccia e ci insulta con parole che non comprendiamo, non perché le dicono in una lingua sconosciuta, ma perché non abbiamo fatto del male a nessuno”.