COLLIO – Migranti scrivono ai cittadini, “San Colombano è la nostra salvezza”

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Dopo due settimane di proteste e gli scontri di sabato scorso tra attivisti di estrema destra e centri sociali, con l’intervento della polizia e quindici persone che rischiano di essere incriminate, la vicenda dei diciannove migranti ospiti all’hotel “Al Cacciatore” di San Colombano di Collio vede parlare stavolta gli stessi stranieri. Lo hanno fatto prendendo carta e penna per scrivere, con l’aiuto della Cgil, una lettera ai cittadini dicendo che “San Colombano è la nostra salvezza, veniamo in pace e non vogliamo fare del male”.

“Abbiamo chiesto di essere aiutati a scrivere questa lettera. Noi richiedenti asilo chiediamo ai cittadini di San Colombano di accettarci – inizia il testo.- Non vogliamo essere visti come un problema e non vogliamo creare problemi. Siamo qua come rifugiati e vorremmo poter essere utili alla comunità. Unione, pace, amore, comprensione, tolleranza, libertà di movimento, possibilità di scambio, di incontro faccia a faccia: questo desideriamo. Non siamo venuti per fare guai, non siamo una minaccia per voi, per la vostra vita, per la vostra cultura. Siamo esseri umani che sanno cosa è giusto e cosa è sbagliato.

È brutto sapere che la gente è contro di te. Fuori da qui vediamo persone che protestano, che gridano e che ci minacciano. Noi non odiamo nessuno e non abbiamo cattive intenzioni, ma non vogliamo vivere più con la paura. San Colombano è la nostra salvezza – scrivono – e vorremmo avere la possibilità di dimostrare la nostra riconoscenza per quanto ci viene offerto. Noi abbiamo lasciato la nostra terra, le nostre famiglie, le nostre case. Qui siamo soli, ma nessun uomo è un’isola, nessuno può vivere da solo, qui vorremmo sentirci come in una grande famiglia. Chi siamo? Dei giovani. Un muratore, un camionista, un meccanico, un imbianchino, un aspirante giornalista, un contadino, un calciatore.

Veniamo dal Gambia, dalla Nigeria, dal Bangladesh, dal Ghana. Siamo arrivati qui dopo viaggi lunghi e pericolosi, alla ricerca di un luogo dove poter vivere in pace, perché nei nostri Paesi d’origine ci sono guerre e dittature. Cosa sogniamo? Un futuro sereno, la libertà. E la felicità, come tutti i giovani del mondo. Stasera ci hanno detto che fra pochi giorni inizieremo un corso di italiano. Nel sentire questa notizia noi abbiamo applaudito perché crediamo che sia importante imparare la vostra lingua per comunicare con voi e per farci conoscere. Sarebbe bello un giorno bere tutti insieme una tazza di ataja, un buon the caldo, con un sorriso e senza paura”.