GARDONE – Le memorie degli armaioli in un archivio. Conarmi cerca foto e testimonianze

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Quanta acqua è passata sotto il ponte del Mella. Molte cose si sono perdute irrimediabilmente e molte altre restano sepolte nei silenzi polverosi di scantinati e solai. Per questo, il Consorzio Armaioli Italiani ha lanciato una proposta, in questi giorni, alla popolazione della Valtrompia e non solo: nella sede di via Monte Guglielmo, a Inzino di Gardone (ex scuole medie), si vorrebbe creare un vero e proprio archivio dedicato interamente al settore armiero, “Le memorie dell’armaiolo”. L’appello ai cittadini è semplice: se in casa o in cantina, in soffitta o nel ripostiglio, le famiglie triumpline dovessero avere fotografie, stampe, documenti, libri e testimonianze che riguardino la storia del settore e dell’industria armiera locale, il Conarmi sarebbe felicissimo di poterne tenere una copia.

Non si tratta solamente di nostalgia o di ricordare i bei tempi andati, i giorni nei quali “si stava meglio quando si stava peggio e le stagioni erano giuste”. Si tratta di consegnare a chi ha sete di conoscenza (i giovani in particolare, si spera) le radici di una storia che unisce alla ricerca tecnologica “sul campo” una filosofia di vita pacifica e conviviale. Sostanzialmente i vecchi artigiani, i migliori perlomeno, avevano un livello di saggezza che vedeva il lavoro come risultato, più o meno, di un disegno Spirituale: non era la ricchezza economica che faceva grande un uomo. Erano le opere delle sue mani e l’umile lucentezza della sua anima.

Il denaro era un accidente necessario. Oggi, fatti salvi rari casi, è il denaro che fa grande un uomo e il lavoro è un accidente necessario. Molti artigiani si alzavano all’alba e lavoravano sino a tarda mattina. Il resto della giornata lo passavano girando il paese andando a consegnare bascule all’incisore, ritirando canne semilavorate dalla fucina, portando particolari d’arma alla brunitura, comperando le uova dal contadino. Avevano però il tempo di scambiare due parole con tutti e di bere un calice all’osteria (e a volte arrivavano a casa un po’ balordi). Si accontentavano di un tenore di vita relativamente basso (per gli standard odierni) in nome di una libertà da condividere con la cerchia di amici e conoscenti.

Sia chiaro: stiamo facendo una esemplificazione estrema, quasi idilliaca, di un mondo ancora povero (sempre per gli standard odierni) che stava gettando le basi di una tradizione unica, ma cerchiamo di trarre, dai ricordi e dalle testimonianze, il succo vitale e propulsivo di chi ha calcato questa nostra stessa terra, bagnandola con il sudore della fronte e soprattutto con idee e innovazioni. D’altra parte il ricordo va si custodito, ma anche onorato depurandolo dagli aspetti negativi e migliorandolo nei suoi lati positivi. E’ quindi utile e prezioso il confronto con la vita e la tecnologia d’altri tempi, oscurate dalla crescita esponenziale della società e dell’economia.

L’importante è che il ricordo non sia finalizzato a se stesso, nostalgico, senza vita. Perciò diamoci da fare. La documentazione originale, ovviamente, resterebbe ai legittimi proprietari, i quali potranno essere coinvolti in prima persona in questo bel tentativo di conservazione della storia locale, che è storia dell’industria, ma soprattutto delle persone. Dare una mano a questo progetto è altrettanto facile: la sede è aperta al pubblico dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 16 e si può anche contattare attraverso lo 030.831752, via fax allo 030.831425 e via mail.