BRESCIA – Rimborsi “gonfiati” dializzati. Riesame “libera” i conti delle associazioni

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Su richiesta dei legali, il tribunale del Riesame di Brescia ha dissequestrato in via preventiva i conti correnti dei responsabili delle associazioni di volontariato delegate al trasporto dei dializzati e finite al centro di un’inchiesta giudiziaria. Beni e conti erano stati bloccati su decisione del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Brescia il 12 giugno scorso.

Si parla dei presunti rimborsi gonfiati che i sodalizi, secondo l’accusa, avrebbero ottenuto fingendo di aver svolto viaggi che non avevano mai fatto o taroccando le pratiche di trasporto. Per questo caso sono coinvolti 23 associazioni e 32 individui che adesso possono tornare a contare sui 600 mila euro inizialmente fermi e varie proprietà.

Secondo quanto riporta il Corriere.it, sono 7.635 euro quelli di Bassa Bresciana Soccorso, 29.194 di Brescia Soccorso, 25.538 di Cosp Mazzano, 15.716 di Croce Verde Ospitaletto, 12.666 del delegato di Sarc Roncadelle, 215.562 per La Serenissima, più del 50% di un immobile a Moniga e in provincia di Cremona, 32.233 della Croce Bianca del Dominato Leonense, 22.715 del Corpo volontari autolettiga di Villa Carcina, 97.349 di Cospo Flero, 23.296 di Soccorso Pubblico franciacorta, 25.174 della Croce Azzurra di Travagliato, 10 azioni da 175 euro del Gruppo Volontari del Garda, 11.616 euro di Pronto emergenza volontari Odolo, 22.715 del delegato del Corpo volontari autolettiga, 6.053 euro del presidente della Croce Rossa di Gardone Valtrompia e l’assegno da 25.228 dall’ex presidente della Croce Bianca.

La vicenda era partita da un cittadino che lamentava situazioni sospette su viaggi per dializzati. Così la Guardia di Finanza aveva montato dei dispositivi gps per verificare l’attendibilità della denuncia. Avrebbe scoperto che dall’1 gennaio 2011 al 30 giugno 2013 le associazioni si sarebbero fatte rimborsare più chilometri (oltre 2 milioni) rispetto a quelli realmente percorsi per portare i pazienti. La procura ipotizza una truffa da 1,5 milioni di euro ai danni dell’Asl di Brescia e del Servizio Sanitario.

Oltre ai gruppi volontari, sono indagati per abuso d’ufficio il direttore generale dell’azienda sanitaria locale Carmelo Scarcella e quello sanitario Francesco Vassallo. Non avrebbero rispettato una delibera lombarda e chiesto di pagare anche il tratto dalla residenza dei malati alla sede dell’associazione.