BRESCIA – “Cura” Alzheimer, Andolina al giudice: “Non so se funziona, ma non è pericolosa”

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Marino Andolina, il medico triestino arrestato per un’inchiesta della Procura di Brescia secondo la quale avrebbe somministrato una “cura” a base di cellule staminali su pazienti con malattie neurodegenerative, continua a dire che “non ci sono elementi che fanno pensare faccia male, ma non so se funzioni”. Lo ha detto al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Brescia Carlo Bianchetti nell’interrogatorio di garanzia del 25 giugno e di cui nei giorni scorsi è stato depositato il verbale.

Con Andolina sono finiti in manette anche il medico bresciano Erri Cippini, Ivana Caterina Voldan, Monica Salvi e Stefano Bianchi, tutti accusati di far parte del gruppo che avrebbe fornito il trattamento. Andolini, come riporta il GiornalediBrescia.it citando il verbale, avrebbe confessato al giudice di praticare quella cura che veniva preparata in un laboratorio svizzero che faceva riferimento al medico bresciano. Proprio sui conti aperti nello Stato elvetico arrivavano i soldi dei pazienti per essere trattati dal metodo.

Come riporta ancora il quotidiano bresciano, Andolina sarebbe entrato in contatto con il gruppo che si occupava della “cura” dei malati di Alzheimer e altre patologie, il 22 agosto dell’anno scorso. Quel giorno il professionista triestino ha detto di aver somministrato agli Spedali Civili di Brescia l’ultima iniezione di Stamina come disposto dal giudice. Poi sarebbe stato vietato. E’ proprio nella struttura bresciana che Andolina incontrerebbe Stefano Bianchi e Monica Salvi, attualmente indagati per la vicenda.

Al giudice racconta anche di essere stato portato dal medico a capo del laboratorio svizzero in un hotel dove c’erano diverse persone che attendevano l’iniezione. Qui avrebbe consigliato ai pazienti di non sottoporsi al trattamento, ma di fronte all’insistenza ha ceduto. Al gip avrebbe anche detto di non aver preso soldi per quelle prestazioni.