BRESCIA – “Cure” contro Sla e leucemie, fino a 13 mila euro per avere una speranza

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Il giorno dopo i cinque arresti da parte dei Nas di Brescia, tra cui il pediatra Marino Andolina coinvolto anche nel caso Stamina, per la presunta somministrazione di cellule staminali su pazienti malati di Sla e leucemie, emerge un quadro medico inquietante.

Secondo l’accusa formulata dal pubblico ministero di Brescia Roberta Bolici, il medico triestino con un chirurgo bresciano e altri tre, di cui due bresciani e uno milanese non legati all’ambiente, avrebbero chiesto ai pazienti fino a 13 mila euro per sottoporsi alle presunte cure. Un trattamento definito “inefficace e pericoloso”. Per questo motivo sono tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa.

In particolare, il chirurgo plastico avrebbe effettuato nel suo studio in Svizzera, in camere d’albergo e in un appartamento vari interventi di liposuzione dallo strato adiposo per ricavare cellule che poi Andolina avrebbe iniettato nei malati. E tra questi ci sono anche sei bambini malati di leucemia e patologie neurodegenerative. L’attività, secondo l’accusa, sarebbe partita la scorsa estate quando è arrivato il diniego definitivo al metodo Stamina di Davide Vannoni.

In quei frangenti proprio Andolina, braccio destro del fondatore di Stamina, avrebbe fatto una sorta di archivio dei pazienti che erano stati esclusi. Il medico aveva già patteggiato un anno e nove mesi al processo celebrato a Torino su Stamina. Un procedimento che aveva sempre contestato. Sull’indagine, il presidente provinciale di Aisla Paolo Marchiori chiede alla Procura di vigilare, “perchè i pazienti sono fragili e farebbero di tutto per rallentare l’inevitabile. Tutti i pazienti si attaccano a ogni speranza”.