VALTROMPIA – “Proposta” teatrale si fa in tre a giugno con Costa, Questa e Treatro

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La 32a edizione del progetto teatrale per la Valtrompia “Proposta ’15” prevede tre spettacoli a giugno. Il primo appuntamento è con Lella Costa a Sarezzo, seguirà Antonella Questa a Tavernole, per concludere con la seconda produzione 2015 di Treatro Terre di Confine a Brione. Giovedì 4 giugno ne “Il pranzo di Babette” al teatro San Faustino di via IV Novembre alle ore 21 (ingresso 10 euro) Lella Costa, una delle artiste più colte e sensibili del teatro italiano, incontra uno dei racconti più emblematici della scrittrice danese Karen Blixen, quel pranzo di Babette divenuto famoso grazie al celebre film diretto da Gabriel Axel del 1987.

E’ la storia, come si sa, di un dono: Babette, cuoca francese riparatasi in un paesino della Danimarca per fuggire alla Comune di Parigi, decide di impiegare i diecimila franchi d’oro vinti a una lotteria in un pranzo succulento per soli dodici invitati. Un modo per offrire felicità autentica a persone che non se la possono permettere. Spiega Lella Costa: “Babette è grata per essere stata accolta. Non vuole insegnare a vivere, vuole solo ringraziare. O meglio vuole essere al servizio degli altri come scelta consapevole”. In anni in cui il cibo è diventato un’ossessione, le parole preziose di Karen Blixen riportano all’interno di una dimensione teatrale a un’idea di ecologia dei beni comuni. Per dire che concetti come il tempo, la quotidianità e la festa sono da salvaguardare.

E da riscoprire, lontano dal clamore. Una riflessione sulla necessità della condivisione. Una testimonianza del fatto che felicità e benessere non sono possibili se non sono collettivi. Sabato 5 giugno ci sarà il linguaggio comico che contraddistingue Antonella Questa in “Svergognata” al Forno di Tavernole alle ore 21 (ingresso 5 euro) che torna sola in scena dando voce e corpo a più personaggi, per raccontare quanto la schiavitù dell’immagine e la desiderabilità sociale distraggano dalle vere potenzialità sopite in ognuno. Chicca è una donna per bene con una bella casa, un marito, due figli, la filippina, una vita perfetta. Fino a quando una mattina scopre dal cellulare del marito messaggi e foto osé scambiati con decine di “svergognate”.

L’immagine della famiglia perfetta crolla in un instante. Cosa fare per recuperare il matrimonio? Far finta di niente, salvando le apparenze oppure reagire cercando di diventare una “svergognata”? Tra i consigli delle amiche e i giudizi della madre, Chicca è pronta a tutto pur di riconquistare lo sguardo del marito su di sé. Un incontro inaspettato riuscirà invece a farle aprire gli occhi, portandola a conquistare un nuovo sguardo su se stessa. Sabato 6 giugno in “Ci vorrebbero cent’anni” di e con Pietro Mazzoldi e con la regia di Fabrizio Foccoli nella palestra della scuola elementare in via Montini a Brione alle 21 (ingresso gratuito), per i cento anni della Grande Guerra, Treatro Terre di Confine racconta le vicende di un alpino attraverso una drammaturgia che si basa su testimonianze locali tratte da lettere dal fronte, documenti e interviste di chi partecipò.

“Se a te ti chiedono cosa hai fatto tra i 20 e i 24 anni cosa ci rispondi?”. La guerra è una questione di gioventù. La prima di gioventù e di terra. Terra guadagnata e terra persa e terra lasciata per andare in trincea. Da qui parte il racconto di un giovane alpino, che saluta le sue montagne, quelle della Valtrompia, per trovarne altre più dure, non più da coltivare, ma montagne ferite. Più lunghe che alte al fronte, tra altri ragazzi e miserie. Ma non è la miseria che guida il racconto, piuttosto la forza vitale, inconsapevole o meno, di un ragazzotto di montagna.

Così i colpi d’artiglieria diventano tempesta, gli ordini dei superiori follie di cui ridere, la dura vita del fronte si muove tra “bestemmie” e avventure, i nemici sono ragazzi, la donna a casa una primavera da ritrovare, fino al momento in cui la guerra schiaccia davvero e tutto si perde. Ma il ragazzo può raccontare proprio perché la guerra è finita, lui è tornato alle sue montagne ed è pronto a ricostruire nel vuoto che la guerra ha lasciato. A riprendersi la vita con la gioia e il gusto di una giornata di sole in montagna.