BRESCIA – Crisi Stefana, scontro tra sindacati. Cisl: “Errore Cgil non aver coinvolto subito istituzioni”

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E’ scontro tra sindacati sulla posizione da tenere verso la crisi del gruppo Stefana che ha quattro stabilimenti tra Nave (2), Ospitaletto e Montirone con oltre 600 dipendenti. Da una parte la Fiom Cgil, sindacato principale nell’azienda, critica la proposta della famiglia Ghidini, socio di maggioranza del gruppo, di puntare a salvare solo due impianti e la metà dei lavoratori. Dall’altra, la Fim Cisl di Brescia che venerdì ha riunito i dipendenti iscritti nella sigla ha contestato i colleghi della Cgil di non aver subito coinvolto le istituzioni nella trattativa.

All’assemblea c’era Daniela Pedrali che fa parte della segreteria provinciale dei metalmeccanici Cisl, Luca Aquino e Roberto Farina e Sandro Pasotti che è stato segretario generale del sindacato bresciano e attualmente è in quella nazionale della Cisl per la siderurgia. Proprio Pasotti ha criticato la scelta della Fiom, mentre ha rivelato che già a gennaio, quando gli impianti hanno smesso la produzione da pochi giorni, la Cisl aveva presentato la richiesta di un tavolo.

“Le conseguenze degli errori della Fiom, che i metalmeccanici Cgil nascondono con un’offensiva mediatica emozionale che evita accuratamente di entrare nel merito dei problemi, sono oggi evidenti. Lasciare alla sola capacità e volontà della Stefana la ricerca di interessi sul territorio – si legge in una nota della Cisl – ha fatto perdere ai lavoratori mesi preziosi senza che si concretizzasse un piano di rilancio industriale potenzialmente in grado di salvaguardare a pieno l’occupazione”.

“Ferme restando le valutazioni di competenza del giudice sull’ammissibilità del piano e sulla sua capacità di rispondere alle legittime aspettative dei creditori – dice Daniela Pedrali – sul futuro dei lavoratori rimangono purtroppo attuali le perplessità che sin dai primi giorni di gennaio avevamo evidenziato in merito, relative alla capacità della proprietà di mettere in campo una strategia di uscita dalla crisi senza il supporto di capitali e strategie esterni.

Proprio per questo rimane attuale la nostra proposta di attivazione del tavolo di crisi al Ministero, auspicando una convocazione in tempi brevissimi di tutti i soggetti interessati”. A fine aprile il gruppo ha presentato alla sezione fallimentare del tribunale di Brescia il piano di rientro dai debiti e di rilancio e il 29 maggio il giudice deciderà se ammettere o meno la proposta.