NAVE – Crisi Stefana, Cgil: “No a soli due stabilimenti”. E chiede un tavolo al ministero

0

Assemblea dei dipendenti del gruppo Stefana ieri davanti alla sede di via Bologna a Nave con la Fiom Cgil di Brescia. Dall’incontro coordinato dal sindacalista Francesco Bertoli è emersa la volontà di chiedere al ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi un tavolo con le parti per salvare i 628 operai, quattro dirigenti e tornare a produrre nei quattro stabilimenti di Nave (2), Montirone e Ospitaletto fermi da Natale.

Alla fine di aprile l’azienda ha presentato alla sezione fallimentare del tribunale di Brescia il piano di rientro dai debiti e rilancio economico dopo essersi vista accolta la richiesta di concordato preventivo. In più la famiglia Ghidini, già socia del gruppo e attiva in altri settori, ha allegato al piano la proposta di rilevare per 33 milioni di euro le sedi di Ospitaletto e via Brescia a Nave salvando 339 operai. Ma il sindacato chiede e aspetta che arrivino altri acquirenti per prendere gli altri pezzi del gruppo.

In ogni caso l’interesse sembra esserci visto che, soprattutto dalla Valtrompia, sembrano arrivare imprenditori per sondare il campo. Ai lavoratori ieri in assemblea Bertoli ha detto che non piace la soluzione dimezzata, per cui avviare le attività solo in due dei quattro stabilimenti. Ma il gruppo ha 350 milioni di euro di debiti e vanta 12 milioni di ordini, mentre il gruppo avrebbe la disponibilità per pagare le bollette con cui riprendere l’attività.

Il 29 maggio il tribunale si pronuncerà sul piano e se darà il via libera chiamerà i creditori per mettersi d’accordo. In questo periodo di tempo i dipendenti continueranno a ricevere la cassa integrazione, anche se l’Inps ha rinviato la decisione sulla seconda parte. Intanto, oggi pomeriggio alle 14,30 la Fim Cisl ha organizzato un’assemblea nella sede.