Civati lascia il Pd, “ma la minoranza deve riflettere e stare unita col partito”

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Pubblichiamo una lettera al direttore di un iscritto al Partito Democratico che commenta la scelta del deputato Filippo Civati di lasciare il gruppo alla Camera. “Il partito deve stare unito”

Cortese Direttore,
sono passati ormai oltre quarant’anni dal giorno in cui Palmiro Togliatti si spense a Yalta, quasi emblematicamente in quella nazione che nel bene e nel male si diceva protesa a quel comunismo di cui è stata sempre la patria ideale, la meta a cui Togliatti guardava. In questi quarant’anni altre generazioni si sono succedute, molti giovani e non più tanto giovani ormai non ne conoscono che vagamente il nome. Il mondo è cambiato, molto cambiato: diversi sono i problemi, diversi le situazioni internazionali, diverso il linguaggio. La classe operaia non è più l’asse portante della società, perché la grande industria ormai non è più volano del progresso economico.

Ormai le masse dei poveri e degli sfruttati non si trovano più tanto nelle aree industriali avanzate, quanto nei paesi dell’est europeo, dell’Africa, dell’Asia e del Sud America e formano pertanto una specie di riserva di mano d’opera a buon mercato. Lo stesso concetto di “proletariato”, concetto chiave del comunismo, trova difficoltà di applicazione in una società moderna nella quale la classe media si è sviluppata a dismisura, inglobando in sé la stessa classe operaia. Perfino il concetto di lavoro dipendente, per altro, scricchiola poiché la moderna organizzazione economica erode sempre più la differenza fra il lavoratore dipendente e quello autonomo con la flessibilità del lavoro, degli orari, delle retribuzioni. Cari amici e amiche che avete dato molto a questo grande nostro Paese, il destino del Pd-Psi non è la moderazione, ma il cambiamento.

Serve una grande forza della sinistra e quindi mi auguro che ci sia da parte della minoranza lo spazio per un’ulteriore riflessione. Abbiamo sempre lavorato insieme e non comprendo perché ora questo lavoro comune si debba interrompere. Fino all’ultimo non voglio rinunciare all’idea di ricomporre l’unità del centrosinistra. Alle nobili correnti e a tutta la sinistra fuori dal Pd-Pse rivolgo un appello a superare le divisioni e a ritrovare le ragioni dell’unità, disponibile e disponibili, come sono e siamo sempre stati, a discutere nel merito, con coraggio e determinazione, sugli obiettivi del nuovo ciclo delle grandi riforme costituzionali. Sono convinto, ed è il lavoro che con il Governo abbiamo intrapreso da circa 14 mesi, che nella discussione sui programmi ci sia la concreta possibilità di superare le lacerazioni giurassiche di ieri, comprese quelle ci hanno lasciato le nuove scelte legislative e che, con il contributo di tutti, si possa fare insieme un passo avanti.

Anche perché nessuna operazione politica alla sinistra del Pd ha reali possibilità di vittoria. Avrebbe come unica conseguenza quella di aumentare l’entropia a sinistra, indebolire il centrosinistra di governo e fare un favore alla destra, per altro l’avanzare di un pericoloso populismo figlio della peggior specie, lo sciacallo e la iena ora nelle viscere mentali della Lega e del Movimento 5 Stelle. E’ la maledizione della sinistra quella per cui c’è sempre uno che si pensa più a sinistra di te. Di norma gli unici a gioire di questo atteggiamento autoflagellatorio sono quelli di destra. Siamo convinti che le compagne/i e, gli amici del Partito Democratico-Pse possano ritrovare proprio nell’unità il senso dell’appartenenza a un partito che mai come ora necessita dell’impegno e dello sforzo di tutti, perché solo con un grande lavoro collettivo si possono ottenere grandi risultati per il nostro Paese, Regioni e per le nostre città, a cui tutti noi ambiamo.

Io, per parte mia, lavorerò perché il Pd-Psi e il centrosinistra vincano e siano all’altezza delle grandi sfide che ci attendono e fino all’ultimo minuto proverò a perseguire le ragioni dell’unità della sinistra e del centrosinistra. Fino all’ultimo minuto proverò a perseguire le ragioni dell’unità della sinistra e del centrosinistra per il bene delle future generazioni, e per progettare e riparare e ripartire all’educazione ambientale, l’acqua come bene pubblico energia primaria di democrazia, il lavoro è dignità, formazione nell’arco di tutta la vita per tutti e un sereno welfare. Sistema sociale che deve garantire a tutti i cittadini la fruizione dei servizi sociali ritenuti indispensabili. In questi 14 mesi abbiamo cercato di vedere questo Governo con gli occhi e le strutture mentali della sua epoca perché ogni momento culturale e storico ha una sua autocentralità e una sua autoreferenzialità. Non si può comprendere i crociati medioevali con una sensibilità religiosa moderna. Questo Governo è protagonista dei padri fondatori della nostra repubblica: il 40% alle europee è la visibile prova di quanto la personalità e la sua opera incidano profondamente nella realtà del nostro tempo. Convinto della scelta di campo, iscritto al PD-Pse.

Celso Vassalini