Posti d’onore ai poveri nel concerto al Vaticano, “ma forse Gesù non si interessava dei poveri”

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Il commento di un nostro lettore all’iniziativa di Papa Francesco di destinare i posti d’onore dell’aula Paolo VI al Vaticano, solitamente rivolti alle istituzioni, ai più poveri e disagiati per il concerto che si terrà il 14 maggio

Sono nato povero da una famiglia di poveri. Mio padre e mia madre riuscirono però a costruirsi una casa e a far studiare i figli lavorando a cottimo. Non hanno mai rimpianto quella scelta. All’epoca, i preti parlavano di bazzecole come “il peccato in pensieri, parole ed opere”, la penitenza, la rinuncia, la virtù e perfino dell’affidarsi alla divina provvidenza.

E i poveri di allora mica se la prendevano se il parroco non parlava di povertà, di oppressione, di disuguaglianza. Anzi, sapevano bene che l’unica volta in cui Nostro Signore aveva parlato di ciò che bisogna fare con i poveri, era stato quando Giuda Iscariota, il traditore, si era risentito con una povera puttana perché gli aveva versato un vasetto di profumo preziosissimo e costosissimo sui piedi e li aveva asciugati con i suoi capelli.

Quel profumo, sosteneva Giuda, poteva essere venduto per distribuire il ricavato ai poveri. La risposta di Gesù fu lapidaria: i poveri ci saranno sempre, io (cioé Lui) no. Quindi lasciala fare. Forse Gesù non era interessato ai poveri. O forse pensava che non occorresse mettere di mezzo l’Altissimo per occuparsi dei poveri. Nella foto la sedia bianca lasciata vuota da Papa Francesco che l’anno scorso disertò il concerto per “motivi personali”

Alfredo Pasotti