ROMA – Lavoratori sottocosto con contratto rumeno, intervento del Ministero

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L’immigrazione è un fenomeno da sempre percepito come “scomodo” non soltanto per le questioni connesse all’integrazione dei nuovi arrivati nel tessuto sociale ma pure, soprattutto oggi, per la possibile sottrazione e riduzione delle opportunità lavorative. In realtà, quest’ultima problematica più che gli italiani riguarda gli immigrati, che si trovano spesso a subire forme di lavoro sommerso o non adeguatamente tutelato. Nel settore edile, in particolare, risulta alquanto diffusa la pratica d’utilizzare lavoratori provenienti dall’Est Europa sottoponendoli a turni massacranti e senza fornire garanzie minime su salute, sicurezza e retribuzione.

Da tempo conosciuti agli operatori del settore ma piuttosto in sordina per i non addetti, i contratti rumeni sono di recente assurti alla ribalta per via di alcuni casi in cui veniva reclamizzata spavaldamente la possibilità di avvalersi di lavoratori a prezzi “molto concorrenziali” grazie alla possibilità di assumerli attraverso le leggi rumene. Secondo quanto affermato dalle agenzie che promuovono la possibilità di ricorrere a tali contratti non vi sarebbero irregolarità, in quanto trattasi di eventualità ammessa e consentita dalla normativa europea.

Su tale argomento è testé intervenuto il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per chiarire e riaffermare il principio della Lex Locis Labori, ovvero che in materia di lavoro vigono le leggi del Paese in cui questo viene svolto e non quelle del Paese di provenienza del lavoratore. In particolare, il Ministero sottolinea come “gli annunci pubblicitari in questione riportino informazioni in netto contrasto con la disciplina comunitaria e nazionale in materia di distacco transnazionale e pertanto come il ricorso a tali ‘servizi’ possa dar luogo a ripercussioni, anche di carattere sanzionatorio, in capo alle imprese utilizzatrici”. Da qui l’invito agli uffici territoriali a “prestare la massima attenzione a tali fenomeni, sui quali questa Direzione si è più volte impegnata, sia attraverso l’attiva partecipazione ad iniziative che hanno coinvolto altri Stati membri dell’Unione europea (progetto Enfoster, progetto Transpo, progetto Empower ecc.), sia attraverso l’emanazione di istruzioni di carattere operativo sulla corretta applicazione della disciplina in materia (v. ad es. il Vademecum ad uso degli ispettori del lavoro e delle imprese sul distacco transnazionale)”. In particolare, l’art. 23 del Dlgs prevede il diritto del lavoratore interinale “a condizioni di base di lavoro e d’occupazione complessivamente non inferiori a quelle dei dipendenti di pari livello dell’utilizzatore, a parità di mansioni svolte”, oltre all’applicazione della disciplina in materia di responsabilità solidale per l’adempimento degli obblighi retributivi e previdenziali.

A rafforzare lo scenario di tutela c’è, poi, la direttiva 2014/67/UE (c.d. “Enforcement“), che garantisce l’applicazione dei diritti e l’accoglimento delle denunce, assicura che le sanzioni amministrative e le multe imposte ai prestatori di servizi da uno Stato membro possano essere applicate da altro Stato membro e permette agli Stati Comunitari d’imporre obblighi amministrativi e misure di controllo necessarie per assicurare la reale sorveglianza sul rispetto degli obblighi citati.