TORINO – Stamina, Vannoni ricorre in Cassazione dopo aver patteggiato. I punti contestati

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Il caso di Stamina con i trattamenti per le cure compassionevoli a base di cellule staminali e le recenti sentenze giudiziarie al tribunale di Torino contro i fondatori e somministratori di un metodo non riconosciuto dal Ministero della Salute tornano al centro delle polemiche. Davide Vannoni, fondatore di Stamina Foundation, insieme alla biologa Erica Molino, il finanziatore della fondazione Aldo Merizzi e altri quattro accusati nel marzo scorso hanno patteggiato la pena nell’udienza preliminare davanti al giudice Giorgio Potito e per la quale erano accusati, nel caso di Vannoni, di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e somministrazione di farmaci difettosi per varie infusioni tra Trieste, Torino, Brescia e San Marino a pazienti affetti da malattie neurodegenerative.

Ma la partita torna in tribunale visto che i legali di Vannoni hanno impugnato la sentenza di accoglimento del patteggiamento alla Cassazione. Richiesta, quella formulata dal pm Raffaele Guariniello, ma vincolata al fatto che Vannoni non avrebbe più dovuto testare il metodo nè in Italia nè all’estero. Ora da una parte il fondatore di Stamina spera nel palazzo di piazza Cavour anche per il reato di esercizio abusivo della professione che non prevede più sanzioni penali. E dall’altra parte alza la voce per altri motivi.

Primo, potrebbe rifiutare di non intraprendere più il trattamento almeno all’estero perché “ci sono posti dove è consentita la sperimentazione con le staminali”. Poi, contesta il fatto che sia stato coinvolto per vie giudiziaria “quando il decreto Balduzzi sulla sanità permette di fare ricerca” e infine su un “vizio” legato alla sede dove celebrare il processo. Torino, secondo Vannoni, non è competente perché il reato principale si sarebbe svolto a Trieste. Tutte queste voci compaiono nel ricorso presentato dai legali del fondatore di Stamina alla Cassazione.

Dal punto di vista giudiziario il gup di Torino aveva emesso sette patteggiamenti, due condanne con rito abbreviato e rinviati a giudizio quattro medici bresciani, Fulvio Porta, Arnalda Lanfranchi, Carmen Terraroli e l’ex direttore sanitario degli Spedali Civili di Brescia Ermanna Derelli.