ROMA – Def, le principali misure del Governo

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In attesa dell’approvazione ufficiale del nuovo Def  (documento di programmazione economico – finanziaria) 2014-2015 entro venerdì 10 aprile, il premier Matteo Renzi ha riassunto i contenuti del documento con queste parole “Niente tagli alle prestazioni e niente aumento delle tasse“.

Il Governo, infatti, prevede per il 2015 una crescita dello 0,7-0,8% e un rapporto deficit/pil al 2,6%. Si punta, inoltre, ad utilizzare la clausola di flessibilità sulle riforme e ad ottenere dalla spending review circa 10 miliardi nel 2016. L’obiettivo è cancellare per quest’anno le clausole di salvaguardia che porterebbero ad un aumento di Iva e accise per 16,8 miliardi, ma il pareggio di bilancio, previsto al 2017, potrebbe slittare ulteriormente di uno o due anni.

Il premier, affiancato dal ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, ha ricordato per l’ennesima volta la riduzione fiscale già attuata nel 2015, cioè gli 80 euro in più sulle buste paga (10 miliardi), gliincentivi alle assunzioni e la sforbiciata all’Irap sul costo del lavoro (8 miliardi), più altri 3 miliardi di scampati aumenti delle tasse grazie agli sforzi compiuti per evitare alcune clausole di salvaguardia. In totale, a detta di Renzi, l’alleggerimento delle imposte sarà quest’anno nell’ordine di 21 miliardi di euro. “Se ci sarà spazio”, ha detto il presidente del consiglio “attueremo una riduzione delle imposte anche nel 2016″.

La spending review annunciata dal premier con il Def dovrebbe concentrarsi sulle società pubbliche partecipate dagli enti locali. Le forbici dei 
nuovi commissari (Yoram Gutgeld e Roberto Perotti) dovrebbero puntare a tagliare uffici territoriali (tutti in un unico
 palazzo), corpi di polizia (a partire dall’accorpamento della 
Forestale), centrali uniche di acquisto e partecipate locali, 
tutte misure già previste dalla legge di Stabilità e dalla 
delega P.a. che vanno implementate. Ma ci saranno anche
 controlli più stringenti sulle prestazioni sociali a partire
 dagli assegni di invalidità e accelerazione dei costi standard,
 con le spese dei Comuni che dovranno essere tutte messe online.

Fonte CGIA