BERZO DEMO – Scorie Selca, tecnici sul posto. Tra prescrizione e paura dei veleni radioattivi

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Ieri mattina i Nas dei carabinieri, alcuni incaricati di una ditta di Treviso chiamata dalla Procura di Brescia e gli uomini del Nucleo batteriologico, chimico e radiologico dei vigili del fuoco di Brescia con quelli di Darfo hanno fatto nuovi controlli alla vecchia acciaieria Selca di Berzo Demo, in Valcamonica, al centro delle cronache di questi giorni per le migliaia di tonnellate di scorie da smaltire e per la scoperta, fatta da alcuni tecnici durante la posa di una conduttura per la centralina idroelettrica, di sacchi neri sotto terra.

L’azienda camuna di Flavio e Ivano Bettoni, dichiarata fallita nel 2010 e per il quale gli amministratori sono imputati al processo nel quale anche la Regione Lombardia sarà parte civile, ospita 45 mila tonnellate di materiali cancerogeni, compresi quelli giunti dall’Australia dal settembre 2009 fino a febbraio del 2010 per lo smaltimento, ma nel momento in cui ha chiuso i battenti. I test hanno riguardato i pozzetti che pescano l’acqua dalle falde. I risultati arriveranno nelle prossime settimane, ma al primo impatto sembra che le condizioni siano simili a quelle dell’ultimo controllo fatto a dicembre. Test che vengono fatti spesso nel sito industriale.

Sul fronte giudiziario, invece, per due indagati che avevano mediato l’acquisto da parte di altre acciaierie degli scarti in dote alla Selca è stato accolto il patteggiamento a un anno di carcere con pena sospesa, altri due prosciolti. Gli unici imputati al processo che si aprirà il 5 giugno al tribunale di Brescia saranno Flavio e Ivano Bettoni. Ma, come riporta il GiornalediBrescia.it, il reato di traffico illegale di rifiuti prevede un giudizio da svolgersi entro 7 anni e mezzo dal momento in cui viene formalizzata l’accusa. Nel caso, dal 2010 a oggi sono passati cinque anni senza che si sia fatto nulla, nemmeno dopo che il Tar e il Consiglio di Stato avessero imposto al curatore fallimentare di procedere con lo smaltimento. E la prescrizione è dietro l’angolo.

E sull’inquinamento entra in campo anche la vecchia Ucar Carbon, azienda che negli anni Novanta produceva elettrodi di grafite per altoforni. Secondo quanto riporta il quotidiano citando alcune dichiarazioni di ex dipendenti, nell’azienda poi acquistata da Selca, vicino ai forni di cottura sarebbero stati smaltiti bidoni di rifiuti arrivati dai laboratori radiologici di diversi ospedali italiani.

L’indiscrezione è tutta da verificare e chi ha lavorato dice di aver visto calare del materiale sotto terra coperto dalla calce per non far disperdere veleni radioattivi nell’ambiente. Di questo i tecnici ieri non hanno rilevato nulla, ma potrebbe essere fatta un’indagine più approfondita. Sui tempi della bonifica ancora non si sa nulla.