CHIARI – Rifiuti, comitato contro porta a porta. “Consigliere offende cittadini a favore del referendum”

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Pubblichiamo una lettera al Direttore di Pierluigi Massetti, coordinatore del comitato civico “Differenziamoci dal porta a porta” di Chiari. Si parla di rifiuti e del nuovo sistema, il porta a porta, che al comitato non piace. Per questo ha chiesto un referendum tra i cittadini 

Egregio Direttore,

Nella seduta del consiglio comunale di Chiari del 30 marzo scorso, che fa seguito al consiglio comunale del 16 marzo 2015, mi ha simpaticamente e fortemente colpito la dichiarazione della consigliera comunale di Chiari Virtuosa Chiara Facchetti per l’esercizio del tiro al Piccione che ci ha riservato, e che nei due consigli comunali ha dato seguito ad affermazioni denigratorie nei confronti del Comitato e dei Cittadini che hanno firmato, a suo dire nell’ultima seduta, che la gente ha firmato senza sapere? che si ritiene – cito le sue testuali parole – “scandalizzata” dalla richiesta di convocazione del referendum consultivo popolare sul tema del porta a porta per la raccolta differenziata dei rifiuti.

Richiedere un referendum, come espressione più estensiva della sovranità popolare, a mio parere può essere “scandaloso” solo in regimi antidemocratici, ma non in forme avanzate di democrazia che trovano nella libera e piena espressione della volontà popolare sancita dalla Costituzione la degna manifestazione di una responsabilità partecipativa di tutti i cittadini. Semmai, ritengo scandaloso che venga ignorata dal consiglio comunale di Chiari la richiesta di referendum sottoscritta da quasi 1.200 cittadini e già protocollata lo scorso 9 marzo in Comune, ma del tutto passata sotto silenzio.

L’imposizione del metodo di raccolta dei rifiuti porta a porta che sta avvenendo a Chiari per volere della Componente Politica dell’Amministrazione e guidata dal Sindaco Vizzardi, sulla base solo di riscontri puramente teorici che non tengono in alcuna considerazione la realtà clarense o peggio ancora sulla base del “così fan tutti” che porta al malcostume dell’abbandono selvaggio dell’immondizia, è indizio di scarsa lungimiranza politica se non di vero e proprio timore a confrontarsi con i cittadini. Ma ancora più scandaloso è zittire ogni opinione diversa da quella dell’attuale maggioranza come si verifica nelle peggiori dittature. Chiedere di indire un referendum non è un dispetto sulla base di mala informazione, come ha sostenuto nella seduta del 30 marzo a Chiari la sprovveduta consigliera comunale Facchetti.

Mentre la signorina Facchetti ci riserva queste attenzioni, noi non perdiamo di vista che il porta a porta, per qualcuno è un grosso affare. Venendo ai fatti, dalla data del 9 marzo 2015, non siamo stati convocati, da nessuno degli attori, che popolano l’assemblea dell’Amministrazione. Abbiamo pertanto chiesto l’attivazione di un tavolo istituzionale, alla presenza del Prefetto che riporti nell’alveo delle regole democratiche la nostra semplice richiesta di referendum. Il nostro comitato ha fiducia delle istituzioni, poichè non vogliamo che si degeneri nel caos e nella baruffa. A maggior ragione del nostro serio impegno, nel tavolo istituzionale affronteremo il tema della mancata volontà della Componente Politica dell’Amministrazione di armonizzare il regolamento con lo strumento sovrano dello Statuto Comunale.

All’articolo 76 dello Statuto, testualmente viene citato al comma 1 “Il Comune riconosce nell’istituto del referendum consultivo uno degli strumenti più incisivi di democrazia diretta e un valido mezzo per consentire un’effettiva partecipazione dei cittadini all’attività amministrativa” dove per democrazia diretta si intende, il cittadino che vota. Nel regolamento all’articolo 91 comma 3 “La proposta di referendum è dichiarata ammissibile dal consiglio comunale se ottiene il voto favorevole della maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati al Comune” si introduce un concetto di democrazia indiretta, dove il consiglio comunale Vota. Ecco l’incongruità che nel consiglio comunale, prima o poi si dovrà armonizzare, i due articoli. Oggi però il referendum è da fare, anche dopo il maldestro tentativo della Componente politica dell’amministrazione di uccidere la libera espressione democratica dei cittadini clarensi. Nella serata del 31 marzo si è arrivati all’inconcludente azione di fare saltare il comitato tecnico e non risolvere l’incongruità tra Statuto e regolamento.

La situazione Kafkiana, in cui ci troviamo, la baruffa che si genera, una cittadinanza che da per già fatto tutto, per informazioni fuorvianti create ad arte, nascondendo le pari opportunità del modesto comitato, ci inducono a chiedere con ferma e vibrante voce il tavolo istituzionale dinanzi al Prefetto e che i tempi sono maturi. Non vorrei che la mancata costituzione del comitato tecnico sia un tentativo di perdere tempo, per consentire alla Chiari Servizi di arrivare alla data di giugno, con il tutto già fatto ed ormai non si torna più indietro.

Pierluigi Massetti
Coordinatore del Comitato civico “Differenziamoci dal porta a porta”