ROMA – Mercatone Uno, la chiusura dei negozi finisce in Parlamento. Due interrogazioni M5s

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Dal 27 aprile, salvo ripensamenti, le sedi lombarde del Mercatone Uno di Pessano con Bornago nel milanese, Tavernerio a Como, Verdello nella bergamasca e Castegnato nel bresciano chiuderanno i battenti. E il caso è finito in Parlamento per due volte tramite due interrogazioni presentate dai bresciani del Movimento Cinque Stelle. I sindacati hanno criticato la scelta parlando di “una decisione unilaterale senza tener conto delle istanze dei lavoratori”.

Per questo motivo lo scorso fine settimana i dipendenti della sede bresciana così come negli altri negozi del supermercato di arredamento e tecnologia hanno protestato con volantini ai clienti e presidi per informare della situazione. In tutto si parla di 3.700 posti a rischio in tutta Italia e per la sede di Castegnato sono 32 quelli che dal 27 aprile potrebbero smettere di lavorare. In ballo c’è la richiesta di concordato preventivo depositata a gennaio dal colosso che prevede di rientrare dai debiti licenziando il personale e chiudendo sedi.

M5s aveva presentato un’interrogazione il 27 febbraio scorso al ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi firmata da Davide Crippa con altri 41 parlamentari (leggi il documento) e il 26 marzo scorso ne ha presentata un’altra a prima firma di Claudio Cominardi (documento) con cui ribadisce anche al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti l’urgenza che vengano tutelati anche i lavoratori nella provincia Bresciana.

“Saranno più del 50% i negozi appartenenti al gruppo Mercatone Uno che verranno coinvolti nella chiusura definitiva – si legge in una nota del movimento – il punto vendita di Castegnato sarebbe in procinto di chiudere il 27 aprile e saranno circa una trentina i lavoratori del supermercato che rischierebbero di perdere il posto di lavoro. Dopo 15 anni di attività, si verrebbe a determinare un grave disagio per decine di famiglie.

Vista l’urgenza dell’imminente chiusura, occorre accelerare le azioni del tavolo di lavoro già avviato con il MES. L’obbiettivo devono essere soluzioni che tutelino i lavoratori nella provincia di Brescia e tutte le altre famiglie a rischio nel resto d’Italia che presto potrebbero trovarsi nella medesima situazione”.