TORINO – Terrorismo, due arrestati non rispondono al giudice. Procura Brescia: “Documento in italiano è primizia”

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Non hanno risposto ieri dal carcere dove sono detenuti all’interrogatorio di garanzia condotto dal giudice per le indagini preliminari di Torino Rosanna La Rosa, Elvis Elezi e El Madhi, i due torinesi arrestati nei giorni scorsi con l’accusa di far parte di una cellula italiana con cui reclutare nuovi soldati per l’Isis.

L’operazione antiterrorismo “Balkan Connection” è stata condotta dalla Procura della Repubblica di Brescia con la Polizia di Stato e la Digos nel caso bresciano e che ha portato anche a mettere le manette ad Alban Elezi, zio di Elvis, in Albania. L’indagine bresciana è partita dopo il caso di Anas el Abboubi, che è stato a Vobarno e destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare per addestramento con finalità di terrorismo.

Di lui si sa solo che è stato in Siria dopo la presenza nel bresciano. Per il gip che aveva emesso l’ordinanza, Anas non è “mero occasionale percettore d’informazioni al di fuori di un rapporto, sia pure informale, di apprendimento” e il suo “addestramento siriano è quale continuazione del percorso già intrapreso dall’indagato in sede domestica”. Sui due arrestati, invece, la Procura di Brescia parla di “pericolosità e potenzialità criminali che risultano manifeste e danno conto della reiterata attività d’arruolamento posta in essere da Alban Elezi e a livello transnazionale con l’aiuto in Italia di Elvis e stabili contatti con i combattenti in Siria. La loro attività non si ferma nemmeno di fronte a soggetti minorenni che, al contrario, divengono facile obiettivo del proselitismo armato condotto dagli Elezi”.

E quel documento “Lo Stato Islamico, una realtà che ti vorrebbe comunicare” scritto e tradotto in italiano dall’altro arrestato, Halili El Mahdi, che la Procura ritiene “primo documento organico in lingua italiana di propaganda dell’ideologia estremistica musulmana fatta propria dall’organizzazione terroristica ‘Stato islamico’. Il non comune spirito di iniziativa e i contatti internazionali richiedono la massima misura cautelare”.