Che succede alla sinistra? Tutti contro il “dittatore” Renzi. Dalla “Coalizione Sociale” di Landini a D’Alema

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Pubblichiamo una nuova puntata di “Pensieri sinistri” del giornalista e scrittore Alfredo Pasotti. Si parla di sinistra, Renzi, la “Coalizione Sociale” di Maurizio Landini e l’ombra di Massimo D’Alema

Che succede a sinistra? Che succede alla Sinistra? Da sempre siamo abituati agli sdegni, ai distinguo, ai no pasaran di chi, all’interno del Pd, non ha né categorie culturali né forse strutture psichiche adatte a reggere quello che sta succedendo: i Cuperlo, i Civati, i Bersani, le Bindi. E ogni volta assistiamo allo stesso esito, ovvero, consenso unanime sul “dobbiamo fare qualcosa di sinistra” e dissenso unanime sulle cose di sinistra da fare. Recentemente, è scoppiato l’affaire Landini. Il bollente sindacalista a un certo punto intuisce che se si lascia fare alla politica, la Sinistra rischia l’estinzione.

Così mette mano all’aratro e convoca Libera, Emergency e i Centri Sociali – quelli moderati, ovviamente. Ma il risultato non è granché diverso rispetto a quello dei confratelli del Pd: anche “chez Landini” tutti vogliono fare qualcosa di sinistra, ma nessuno è veramente d’accordo sulle cose di sinistra da fare. Così il polverone finisce con una manciata di cosa non siamo: non un think-tank, non un movimento d’opinione, non un partito, non un collettivo di associazioni. Lascio alla buona volontà di ciascuno decifrare cosa significa la formula “Coalizione Sociale” usata da Landini giusto per dare un nome alla cosa.

A parte essere di sinistra, che è una premessa, il raduno landiniano mi pare si riduca al bisogno fisiologico di trovarsi per non essere d’accordo e di conseguenza programmare manifestazioni di piazza. Due delle specialità tipiche e storiche della Sinistra. I malevoli sussurrano anche che possa essere stata una manovra a lunga gittata per mettere le mani sulla Cgil e forse, guardando alla reazione secca e seccata di Susanna Camusso, l’ipotesi non è poi così infondata. Poi arriva lui, il Líder Máximo. Da vecchia volpe, sente prima degli altri l’aria che tira e convoca anche lui i suoi staterelli generali chiamando a raccolta l’armata Brancaleone della Sinistra.

Quella che si sente di lotta, ovviamente. In lotta contro la Sinistra di Governo. Di fronte ai galletti del pollaio Pd che continuano a becchettarsi nella solita inconcludenza, non avrebbe probabilmente mosso un dito. Ma di fronte a un sindacalista arrabbiato le cose cambiano. Che Landini voglia farsi interprete e profeta della razza ideologicamente pura della Sinistra e forse anche intraprendere la scalata a mamma Cgil sono eventualità che l’ex comunista cresciuto alla scuola di Papa Borgia non può non temere. Da molto tempo, cioè da quando il Pci ha chiuso Botteghe Oscure, la Cgil è l’azionista di maggioranza del partito maggiore della Sinistra. Ora però il renzismo galoppante sta smantellando il sistema di interdizione e di indirizzo che ingabbia i post-comunisti e più ancora i post-democristiani.

Nella logica di Renzi il sindacato rosso deve diventare ciò che è: un sindacato di pensionati, sia per numero di iscritti che per mentalità prevalente. Soprattutto deve cessare di essere l’ostacolo principale all’autodeterminazione del Pd. E’ verosimile immaginare che un partito libero dalla gabbia cigiellina interessi molto anche a D’Alema. Non certo per il naturale orrore che dovrebbero ispirare le nefandezze politiche commesse dal sindacalismo rosso. No. Figuriamoci. Alla scuola dei Borgia non si insegna l’etica. Si insegna invece a pianificare minuziosamente l’eliminazione dei contendenti. Finora ha lasciato fare a Renzi, perché per il lavoro sporco, è sempre meglio lasciare ad altri la scottante ribalta.

Così, col suo inusitato silenzio, il Líder Máximo aveva fino ad ora coperto il soffuso raschiare della pietra che affila i pugnali per il vero obiettivo: bissare l’operazione contro il Prodi Uno nel lontano 1998. Ora, uno come Landini che si muove in autonomia e che non ha la manovrabilità degli uomini di partito, è un elemento di forte destabilizzazione. E uno stato di cose destabilizzato e imprevedibile è un incubo psicologico e politico per il Líder Máximo che, a partire dalla Bicamerale fino alla sorda guerra contro Renzi e il renzismo, si è sempre strenuamente opposto a ogni possibile cambiamento.

Per questo D’Alema si è mosso così tempestivamente e in prima persona. Fin qui una semplice lettura dei fatti. Ma la cosa veramente interessante di tutto questo è l’evidenza quasi brutale con cui lo Spirito della Sinistra si è manifestato: ovvero come una forza irresistibile capace di sciogliere ogni tentativo di minimo comun denominatore fra tutti coloro che si riconoscono in quell’area politica, sia esso un’idea o una leadership riconoscibile. Nella concretezza storico-politica lo Spirito della Sinistra opera facendo sì che tutte le formazioni di sinistra siano concordi nel riconoscersi di sinistra, ma che nessuna concordi con l’altra su quali siano le cose di sinistra da fare. La conseguenza inevitabile è l’immobilità desolante della galassia rossa. Il migliore dei mondi possibili per uno come D’Alema. Il quale, alla domanda cosa è la Sinistra? risponderebbe la Sinistra è e deve essere un infinito e autoreferenziale discutere su cosa sia di sinistra.

Una controprova? E’ facile e di immediata evidenza. Quante volte la Sinistra ha evocato con orrore l’idea dell’uomo solo al comando, sostenendo che sia un pericolo per la democrazia? Innumerevoli. Nell’Era Berlusconica mediotarda si credeva che la Sinistra fosse ostile all’idea dell’uomo solo al comando perché ci vedeva la quintessenza di tutto ciò che è detestabile nella Destra, ovvero una cupa e inarrestabile deriva antidemocratica. La qualità dell’argomento non è qui rilevante, nonostante sia un’offesa all’intelligenza. E’ rilevante invece scoprire che anche Renzi, agli occhi della Sinistra batteriologicamente più pura, sarebbe la nuova declinazione di un totalitarismo fascisteggiante. Ma l’uomo solo al comando non era l’essenza più detestabile della Destra? Anche se la logica elementare non è evidentemente il forte della Sinistra, l’inesorabile conclusione è che il timore dell’uomo solo al comando prescinde dal suo genoma politico.

Ovvero, per la Sinistra, uno che comanda, cioè uno che ha l’ultima parola, è qualcosa di sbagliato in sé e per sé. A prescindere. La ragione è nel genoma del già citato Spirito della Sinistra, che teme e aborre proprio il decidere, il fare scelte, l’incidere sulle cose. E l’assumersene la responsabilità. Tutte cose che un uomo solo al comando è costretto a fare quotidianamente. Tutte cose che invece è possibile evitare riducendo la politica a incontri comunitari di autocoscienza. In fondo se il decidere mette fine al discutere, qualcuno che decide rischia di mettere fine alla Sinistra. Per questo, è molto meglio discutere delle riforme, che non cominciare a riformare. Qualcuno di (molta) buona volontà potrebbe obiettare che anche la Sinistra, quando ha governato, ha dovuto prendere decisioni. E in effetti il buon senso suggerirebbe che non si può governare senza decidere.

In verità, una lunga parte della storia dell’Italia Repubblicana ha dimostrato ampiamente come si possa governare senza decidere, ma è innegabile che i due Governi Prodi, ad esempio, sono stati stranamente decisionisti per essere di Sinistra. Ma a me viene il sospetto che proprio per questo sono stati falciati dal fuoco amico. In realtà, Romano Prodi incarnava l’idea aborrita dell’uomo solo al comando e quindi andava soppresso politicamente. Qualcuno ricorda chi succedette a Prodi dopo che era stato accoltellato alle spalle da Bertinotti? Massimo D’Alema. Qualcuno ricorda una decisione rilevante presa dal Governo d’Alema? Non solo. Per evitare di avere di nuovo tra i piedi il temuto uomo solo al comando, la Sinistra falcidiò la candidatura di Romano Prodi quando si trattò di eleggere il nuovo Presidente della Repubblica nel 2013.

Chi non ricorda la micidiale Carica dei 101 che portò a un Napolitano Bis in attesa di scovare l’uomo ideale da intronizzare? C’è voluto un po’, ma poi è arrivato finalmente Sergio Mattarella: uomo mite e probo, uomo di testimonianza. Anche per lui la politica è essenzialmente rappresentanza e confronto di opinioni, come testimonia indelebilmente il suo ormai mitico Mattarellum. Questo è la Sinistra: un ecosistema fluido e in perenne ebollizione che riproduce indefinitamente e immobilmente se stesso. Fluido perché nel contesto della Sinistra è sconsigliabile decidere. Meglio la ricerca infinita dell’inesistente oluzione migliore possibile.

D’Alema è forse l’unico a rendersene davvero conto. E a rendersi conto che smettere di discutere, decidere e scegliere, segnerebbe la fine sua e di tutto ciò che è di sinistra. Per questo lui si è mosso proclamando la necessità di mettere fine all’arroganza di Renzi. Lui. Da che pulpito! Lo stesso da cui l’ineffabile Rosy Bindi accusa: “Il governo non fa cose di sinistra!” Ma del resto, è chiaro ormai. Per la Sinistra quel che conta non è fare le cose giuste, le cose opportune, le cose lungimiranti o almeno sensate: quel che conta è fare cose di sinistra. E in attesa che a sinistra ci sia accordo sulle cose di sinistra da fare, il Paese è un trascurabile dettaglio.

Alfredo Pasotti