Reimpiego di capitali illeciti, arrestato il presidente del Parma Calcio Gianpietro Manenti

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“E’ stato applicato il nuovo reato di autoriciclaggio e sono state rilevate condotte estremamente gravi”. Così gli inquirenti in conferenza stampa a Roma presentano l’operazione coordinata dalla Procura della Capitale che questa mattina ha portato all’arresto da parte della Guardia di Finanza del presidente del Parma Calcio Gianpietro Manenti e di altre 21 persone per reimpiego di capitali illeciti.

Svolte anche decine di perquisizioni per peculato, associazione a delinquere, frode informatica, utilizzo di carte di pagamento clonate e riciclaggio. Insieme all’accusa di un altro reato, introdotto nel codice penale solo a inizio del 2015, quello di autoriciclaggio, in questo caso aggravato da metodo mafioso.

Circa un mese fa il nuovo patron che aveva acquisito la proprietà della squadra di calcio di serie A dal bresciano Tommaso Ghirardi si era presentato come nuovo presidente assicurando che i soldi per stipendi e garantire lo stato patrimoniale della società ci fossero. Società che ha un debito netto di 100 milioni di euro e stipendi non pagati, dai magazzinieri fino ai calciatori, da sette mesi.

Manenti, titolare della Mapi Group con sede in Slovenia, ha sempre annunciato che i soldi ci fossero, ma quando sarebbero stati emessi i bonifici ha detto che le banche, secondo lui senza motivo, li avrebbero bloccati. Così sono passati giorni e poi settimane, la speranza si è sempre più affievolita fino a far dire al sindaco di Parma Federico Pizzarotti che “Manenti non è un interlocutore affidabile” e tanto da far togliere alla società gialloblu la gestione dello stadio Tardini.

Gianpietro Manenti, che aveva tentato senza successo anche di acquistare il Brescia Calcio nella delicata trattativa con l’ex presidente Gino Corioni, domani, giovedì 19 marzo, avrebbe dovuto presentare al tribunale di Parma il piano di salvataggio della società calcistica.