ROMA – Split Payment: alcuni chiarimenti applicativi

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La legge di Stabilità 2015 ha introdotto il nuovo meccanismo denominato split payment. Ciò implica che l’IVA relativa cessioni di beni e le prestazioni di servizi eseguite nei confronti di enti della Pubblica Amministrazione sia in ogni caso versata dai medesimi soggetti pubblici. Di conseguenza, i fornitori di beni e servizi alla pubblica amministrazione riceveranno l’importo del corrispettivo al netto dell’Iva, che sarà così versata dai soggetti pubblici cessionari/ committenti direttamente all’Erario.

Le disposizioni sono in vigore già dallo scorso 1° Gennaio 2015, ma solo nel corso del mese di Febbraio sono stati forniti i doverosi chiarimenti, in quanto il D.M. 23 Gennaio 2015, pubblicato il 3 Febbraio 2015, è stato successivamente aggiornato dal D.M. 20 Febbraio 2015.

Lo split payment comporterà, a carico dei soggetti che operano frequentemente con la Pubblica Amministrazione, il rischio di maturare forti crediti Iva, dovuti al mancato incasso dell’imposta. Sul punto è intervenuto il D.M. 20 Febbraio 2015, che consente a tali soggetti di richiedere il rimborso in via prioritaria, anche senza possedere i requisiti di cui all’art.2 del D.M. 22 marzo 2007, vale a dire: esercizio dell’attività da almeno tre anni; importo del credito Iva chiesto a rimborso almeno pari a 10.000 euro per i rimborsi annuali e 3.000 euro per i rimborsi trimestrali; ammontare di credito Iva chiesto a rimborso almeno pari al 10% dell’importo complessivo dell’imposta assolta sugli acquisti e sulle importazioni effettuati nell’anno o nel trimestre a cui si riferisce il rimborso.

Il meccanismo di scissione dei pagamenti riguarda solo le fatture emesse ai sensi dell’articolo 21 D.P.R. n.633/72, che quindi recano addebito dell’imposta, mentre restano esclusi scontrini e ricevute fiscali, che saranno incassati per il loro importo integrale, e le operazioni soggette a regimi speciali Iva che non prevedono l’evidenza dell’imposta in fattura (come regime del margine, agenzie di viaggio, regime di franchigia, ecc.). Altri esoneri, rispettivamente citati al co.1 e al co.2, riguardano le operazioni in inversione contabile (Reverse Charge), ed i compensi soggetti a ritenuta. Restano quindi esclusi i professionisti interessati da ritenute alla fonte a titolo di acconto sui propri onorari, che continuano a poter applicare la disciplina del differimento di esigibilità stabilita dall’art.6, co.5 D.P.R. n.633/72.

Quanto all’indicazione da dare in fattura circa l’assoggettamento della specifica operazione alla disciplina in commento, l’articolo 2, co.1 D.M. 23 Gennaio 2015 dispone che i soggetti coinvolti inseriscano nel documento la dicitura “scissione dei pagamenti”. Tale obbligo è, tuttavia, da intendersi come una sorta di regola minima, che può ben essere completata con il riferimento normativo in oggetto e l’indicazione “operazione soggetta a scissione dei pagamenti ai sensi dell’art.17-ter d.P.R. n.633/72” o altra dizione equivalente.