BRESCIA – Brescia, aziende metalmeccaniche in crisi. 240 per 10 mila lavoratori in “cassa”

0

Innse Cilindri, Iveco e Stefana. Sono “simbolo” delle tante aziende bresciane che soffrono la crisi nel settore metalmeccanico con migliaia di dipendenti in cassa integrazione e soggetti a vari ammortizzatori sociali e al centro della manifestazione provinciale dei sindacati che si è svolta ieri per continuare a tenere i riflettori accesi su realtà aziendali in difficoltà.

Sono 19 quelle in cassa integrazione straordinaria o che l’hanno chiesta, 58 quelle in contratto di solidarietà, 31 per la cassa in deroga e 36 quelle che l’hanno chiesta per gli apprendisti e altre 102 imprese hanno presentato istanza di cassa integrazione. In tutto oltre 240 aziende del settore per un movimento di circa 10 mila dipendenti. I dati, riportati da Il Giorno, sono stati elencati dal segretario della Fiom Francesco Bertoli alla manifestazione e proprio lui è tra i membri del sindacato attivo nella vertenza del gruppo Stefana davanti al quale, a Nave, si è svolta la protesta.

Il segretario ha analizzato, per le aziende più grandi e in difficoltà per numero di dipendenti, tra le altre la Innse Cilindri che da pochi giorni ha mandato i dipendenti in cassa integrazione straordinaria dopo che dall’inizio del 2015 ha spento le macchine per la vicenda Ilva con la quale è legata. Sul fronte Iveco, dai 2.800 lavoratori del 2009 si è passati ai 2.250, ma centinaia nel nuovo piano industriale non sono previsti per continuare il lavoro. Un’altra azienda spesso al centro delle cronache economiche è la Stefana che conta 650 dipendenti tra i due stabilimenti di Nave, quello di Montirone e Ospitaletto.

Dalle ultime notizie, si apprende che i dipendenti, in regola con gli stipendi fino a febbraio, riceveranno la cassa integrazione fino a fine marzo e poi, se necessario, anche fino al 30 giugno. Entro quella data il gruppo dovrà presentare al tribunale di Brescia il piano di rientro dai debiti e per riprendere l’attività come previsto nella richiesta di concordato con riserva accolta dalla sezione fallimentare, altrimenti sarà chiusura definitiva. Intanto, dopo i primi prodotti finiti mandati ai clienti e che consentono all’azienda di incassare centinaia di migliaia di euro per pagare gli stipendi e le spese straordinarie, il segretario della Fiom Francesco Bertoli ha parlato di nuovo materiale previsto in uscita, d’accordo con il commissario che sta guidando la vicenda del gruppo industriale.

In ogni caso si è chiesto un incontro per capire quanto uscirà dai cancelli e quanti dipendenti potranno essere chiamati. L’operazione permetterà di formare un fondo di garanzia che l’azienda potrà presentare in sede fallimentare con cui coprire una parte del piano di rientro. Il caso Stefana, come riporta il quotidiano, è arrivato anche a Milano dove ieri davanti alla sede della Regione Lombardia c’è stata una protesta e la richiesta di un tavolo istituzionale.