La Brebemi ci chiede il diritto di replica sull’inquinamento da cromo causato da altri

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Qualche giorno fa la nostra redazione ha pubblicato un pezzo che – citando come fonte “corriere.it“, da cui abbiamo tratto anche la foto a corredo di questo pezzo – informava i lettori che  “nei prelievi fatti nella prima falda acquifera a Ospitaletto, sotto il tracciato della linea dei treni ad alta velocità che si sta costruendo, c’è una concentrazione di cromo esavalente 70 volte oltre il limite consentito dalla legge”.

E proseguiva così: “ i tecnici dell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente hanno scoperto concentrazioni anche di 1.400 volte oltre il limite sul tratto della BreBeMi, l’autostrada A35, a pochi chilometri da Ospitaletto.  In collaborazione con le forze dell’ordine e i responsabili dei controlli ambientali, sarebbero anche state individuate le aziende che hanno inquinato il territorio dove sono state realizzate o sono in corso opere urbanistiche, nella fattispecie strade e Tav, per migliaia di persone.”

Questo è ciò che abbiamo scritto noi.

Questo è ciò che hanno scritto altri giornali locali online sull’argomento: BresciaToday, Bsnews, oltre al citato Corriere.it.

Il 12 scorso abbiamo ricevuto una mail certificata da parte dell’ufficio legale della BreBeMi che riporto integralmente:

“Egregio Direttore,

 con riferimento all’articolo pubblicato in data 4 marzo 2015 dal titolo “Ospitaletto, cromo VI in acqua. Arpa: “70 volte oltre il limite. Sotto Brebemi 1.400 volte”, sono a richiederLe cortesemente di voler provvedere alla pubblicazione della seguente dichiarazione.

Constatiamo con vivo stupore che secondo l’articolo i prelievi effettuati dall’Arpa nella prima falda acquifera a Ospitaletto, su cui insiste il costruendo tracciato dei treni ad alta velocità, avrebbero accertato una concentrazione di cromo esavalente settanta volte oltre il limite consentito dalla legge. Si afferma inoltre che “i tecnici dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente hanno scoperto concentrazioni anche di 1.400 volte oltre il limite sul tratto della BreBeMi, l’autostrada A35, a pochi chilometri da Ospitaletto”.

Evidenziamo innanzitutto che alla scrivente Società non risulta vi siano, nell’area da Voi indicata, tali “concentrazioni”. Piuttosto, al fine di evitare suggestioni giornalistiche che allontanino i lettori dalla verità dei fatti, il Vostro articolo avrebbe dovuto chiaramente specificare che il menzionato superamento delle concentrazioni di inquinanti nella falda acquifera non è comunque in nessun caso riconducibile ai lavori di realizzazione dell’ autostrada A3 5.

Ci riserviamo pertanto di agire nelle competenti sedi a tutela dell’immagine della SdP Brebemi S.p.A., auspicando per il futuro che le informazioni e dichiarazioni rese relativamente al collegamento autostradale A35 siano diffuse nel rispetto della verità sostanziale dei fatti, nonché dei doveri imposti dalla lealtà e della buona fede.

Distinti saluti.”

Ora, mi chiedo e “retoricamente” chiedo a tutti coloro che sappiamo leggere correttamente la lingua italiana, dove si possa ravvedere un danno d’immagine  per la BreBeMi, e in quale passo del pezzo abbiamo violato “la verità sostanziale dei fatti” o mancato ai “doveri imposti dalla lealtà e della buona fede.”

Anzi, abbiamo scritto che “in collaborazione con le forze dell’ordine e i responsabili dei controlli ambientali, sarebbero anche state individuate le aziende che hanno inquinato il territorio dove sono state realizzate o sono in corso opere urbanistiche, nella fattispecie strade e Tav” e tra le aziende individuate mi pare non sia citata la BreBeMi. La quale – a parer mio – ha solo la sfiga di transitare su un tratto di territorio inquinato da altri.

In tutti i casi siamo in buona compagnia, perché – come abbiamo linkato nella parte iniziale di questo pezzo – le notizie che abbiamo scritto noi si trovano in quasi tutti i pezzi pubblicati dagli altri quotidiani online citati.

Forse noi giornalisti siamo tutti bugiardi patentati, sleali (ma nei confronti di chi?) e in cattiva fede.

O forse gli avvocati – a volte – farebbero bene a rileggere i pezzi prima di minacciare “di agire nelle competenti sedi”.

Comunque, ci è stato chiesto di pubblicare una propria dichiarazione dalla società BreBeMi e noi l’abbiamo fatto, dando la maggior visibilità possibile e andando ben oltre quanto prevede il codice deontologico del nostro “Ordine” in materia di “diritto di replica” e rimaniamo a disposizione dell’ufficio legale della società per qualsiasi ulteriore chiarimento vogliano inviarci.