BRESCIA – Brescia tra discariche, scorie, pcb e aria inquinata. Ispra: “Danno da 1,5 miliardi”

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Pcb della Caffaro, 14 discariche a Montichiari primo caso in Italia, termovalorizzatore per i rifiuti, ex cava Piccinelli, mancato depuratore della Valtrompia ancora in fase progettuale e cromo esavalente nelle falde sotto Ospitaletto. Sono tutti i veleni di Brescia e provincia che, nei dati di Ispra citati da Il Giorno, creano un danno da 1,5 miliardi di euro sui cittadini e che hanno fatto definire Brescia la “terra dei fuochi” del nord Italia.

Si parte dalla ditta Caffaro che in cinquant’anni ha emesso sostanze cancerogene per 5 milioni di tonnellate di terreno vicino alla falda e che ha contaminato il centro e altri comuni vicini. Sul fronte dei rifiuti, nella bassa bresciana, le discariche di Montichiari sono finite nei servizi di molte trasmissioni televisive nazionali e dal 1998 il termoutilizzatore di Brescia brucia 800 mila tonnellate ogni anno quando il bisogno, secondo il quotidiano, sarebbe meno della metà.

Poi ci sono le scorie che hanno fatto sequestrare la strada di Orzivecchi e sotto la BrebeMi, oltre al cromo VI 70 volte oltre il limite a Ospitaletto e 1.400 volte superiore nel caso di BreBeMi. Tutto questo ha peggiorato anche l’aria che si respira ogni giorno, tanto che una centralina dell’Arpa ha già toccato nel 2015 quota 33 giorni di superamento delle polveri sottili quando il limite all’anno per l’Europa è di 35.

Il Giorno, citando l’Ispra, mette in mezzo anche i tempi con cui i politici si muovono per evitare l’inquinamento. Caso emblematico è il depuratore della Valtrompia. Si parla da decenni e almeno c’è il progetto.