ROMA – Economia, novità sul credito d’imposta per investimenti in beni strumentali

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L’Agenzia delle Entrate ha di recente fornito alcuni chiarimenti in merito al credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi (introdotto dal Decreto competitività), in particolare sugli ambiti di applicazione e le modalità di calcolo, inserendo anche alcuni esempi pratici.

Tra i principali aspetti segnaliamo che al credito d’imposta non si applicherà il limite di 250mila euro, previsto per i crediti d’imposta competitività e agevolativi, e neppure il limite generale di compensabilità di 700mila euro previsto per crediti e contributi. Inoltre, l’importo minimo di 10mila euro per usufruire dell’agevolazione riguarderà ciascun progetto di investimento e non i singoli beni che lo compongono.

A poterne usufruire, sotto forma di compensazione di versamenti dovuti e spalmato su tre quote annuali di pari importo, sono le imprese residenti in Italia, gli enti non commerciali e le stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti. Tra i soggetti ammessi alla misura di favore rientrano anche le imprese create dopo il 25 Giugno 2014.

La detassazione riguarda gli investimenti in beni strumentali nuovi, ricompresi nella divisione 28 della tabella ATECO 2007 ((disponibile su www.istat.it e su www.agenziaentrate.gov.it), che potranno essere acquisiti da terzi, realizzati della stessa impresa in economia o mediante contratto di appalto, nonché acquisiti mediante leasing con opzione di acquisto finale del bene a favore dell’utilizzatore. Nel caso d’investimenti in beni complessi, ai fini dell’agevolazione rientrano anche i beni non inclusi nella divisione 28 e destinati al funzionamento dei beni della divisione, come per esempio computer e software acquistati per far funzionare i macchinari.

Il credito d’imposta va calcolato sul 15% della parte delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli investimenti realizzati nei cinque periodi di imposta precedenti. E’ però possibile escludere dal calcolo della media il periodo in cui l’investimento è stato maggiore. L’importo minimo di 10mila euro va, invece, verificato in relazione a ciascun progetto d’investimento, inserendo nel calcolo delle spese anche gli oneri di diretta imputazione, come i costi di trasporto e montaggio.

L’agevolazione spetta anche in presenza di altre misure di favore già godute dall’impresa e a partire dal 1° Gennaio del secondo periodo di imposta successivo a quello dell’investimento. Quindi, nel caso di investimenti effettuati nel 2014, la prima quota del credito potrà essere utilizzata a partire dal 1° Gennaio 2016. Se una quota annuale, o parte di essa, non può essere utilizzata per motivi di incapienza, la stessa potrà essere fruita in compensazione già nel successivo periodo d’imposta. Per non perdere il beneficio, inoltre, il bene oggetto di investimento va mantenuto in strutture produttive situate in Italia fino al termine previsto per gli accertamenti.

Per ulteriori informazioni rimandiamo alla circolare dell’Agenzia delle Entrate.