MILANO – Nuovi edifici religiosi, legge al Pirellone. Beccalossi: “Nuove norme”. Rolfi (LN): “Basta moschee”

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E’ ancora battaglia in Regione Lombardia per le nuove regole più stringenti con cui sarà possibile costruire nuovi edifici religiosi. “Ciò che è successo poche settimane fa a Milano, con il bando del Comune per la realizzazione di nuovi luoghi di culto, criticato dagli stessi beneficiari ancor prima di essere pubblicato – dice l’assessore lombardo all’Urbanistica, Territorio e Difesa del suolo Viviana Beccalossi – è la dimostrazione più evidente che in Lombardia servono nuove norme per dare uniformità e procedure precise in materia”.

Il commento è arrivato stamattina al consiglio regionale mentre si discuteva il progetto di legge sulla pianificazione per le attrezzature di servizi religiosi. “Il testo proposto dalla maggioranza introduce elementi di novità – continua l’assessore – come quello di porre come condizione d’accesso l’intesa con lo Stato prevista dall’articolo 8 della Costituzione e di sottoporre la richiesta di realizzare un nuovo luogo di culto a procedura di Valutazione ambientale strategica, l’unica procedura che, a livello di pianificazione urbanistica, garantisce la partecipazione attiva dei cittadini, che in quella sede possono esprimere il sacrosanto diritto a dissentire o a presentare sul tavolo le problematiche connesse a una nuova realizzazione.

Questa legge non serve per mettere paletti, ma per introdurre maggiori controlli, secondo regole uniformi e condivise. Non vogliamo appropriarci di quote dell’autonomia decisionale dei sindaci, ma impedire che una stessa norma venga interpretata in un modo a Milano e in senso diametralmente opposto in altre città della Lombardia”.

Sull’approvazione della legge è intervenuto anche il consigliere regionale della Lega Nord Fabio Rolfi, tra quelli che ha spinto al via libera. “Non si vuol ledere la libertà religiosa di alcuno, la nostra è una legittima difesa ed una forma di precauzione contro chi vuole trasformare la nostra società secondo i dettami della sharia. Alla sinistra che si erge a paladina degli islamici – dice Rolfi – voglio ricordare che il suo Governo, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca parigini, non ha minimamente pensato ad alcuna forma di precauzione volta a tutelare la sicurezza dei cittadini italiani: non c’è un albo degli imam (alcuni dei quali notoriamente sovvenzionati da Stati esteri in odore di terrorismo) né c’è la richiesta della predicazione in italiano o, come avviene in altri Paesi, l’obbligo di sottoporre a controllo preventivo alle forze dell’ordine il testo delle prediche.

Tutto ciò che ha saputo fare il Governo Renzi è stato tagliare i fondi alla Polizia Postale, che un tempo monitorava i social network dove gli jiahdisti reclutavano kamikaze. Ebbene, la Regione Lombardia vuole andare in controtendenza. L’eccessivo buonismo ostentato dai radical chic sembra dimenticare che la libertà di culto garantita dalla Costituzione non è libertà di trasformazione della società che ti ospita.

Chi sostiene la costruzione delle moschee intende unicamente imporre la legge islamica, questo è un punto da cui non si può prescindere ed è per questo che oggi abbiamo fermamente detto no alla proliferazione incontrollata di moschee sul territorio lombardo, almeno fino a che l’Islam accetterà e farà propri i valori dello Stato di diritto”.