BRESCIA – Polemica Confesercenti-Loggia su arte, Cgil: “Bisogna investire sull’arte del lavoro”

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Brescia ha sicuramente tesori su cui investire per alimentare crescita culturale ed economica. Ci riferiamo non soltanto ai beni artistici che fanno di Brescia una città che sorprende visitatori e visitatrici e da valorizzare molto di più di quanto si sia fatto in passato – si legge in una nota della Cgil – ma anche e soprattutto all’arte del lavoro, espressione di quella vocazione produttiva fatta di intrecci virtuosi fra intrapresa e intelligente abilità nel lavoro che tanto ha dato alla città. Qui occorre investire. Il sindacato si inserisce così nel diverbio che ieri ha coinvolto il direttore della Confesercenti Alessio Merigo parlando di una “Brescia non città d’arte, meglio investire sui meeting” e l’assessore alla Cultura di Palazzo Loggia Laura Castelletti che apostrofava Merigo come “uomo e da troppo tempo al suo posto”.

La mostra “CapoLavoro” ha registrato un numero importante di visite e, soprattutto, ha animato la riflessione sul lavoro davanti al rischio di banalizzazione e di perdita del suo significato per la vita di uomini e donne. Sarebbe uno spreco se i decisori delle iniziative culturali non dessero continuità a questo percorso valorizzando i patrimoni disponibili. Come suggerito da Carlo Simoni nell’ambito delle iniziative proposte nel percorso che ha accompagnato la mostra, pensiamo al museo all’aperto che offre la città per la presenza di edifici e architetture industriali che hanno segnato gli anni di trasformazione del lavoro di cui esiste già una mappatura da prendere a riferimento da parte della Pubblica Amministrazione per l’adozione delle dovute prescrizioni di salvaguardia integrale o di parti, mentre sta affrontando la trasformazione della città.

Ci riferiamo ai luoghi e ai segni che simbolicamente ci restituiscono l’anima industriale della città come l’ex Tempini, le Casere negli ex magazzini generali e tanti altri che arricchiscono il patrimonio cittadino troppo spesso abbandonato al degrado. Pensiamo allo sviluppo del progetto Musil quale ambito propulsore di sinergie e elaborazione per coniugare passato e, soprattutto, sviluppo futuro del lavoro. Immaginiamo il suo intreccio con il percorso suggerito recentemente nell’incontro promosso dall’assessora all’Urbanistica Michela Tiboni nell’ambito dell’Urban Center dal Politecnico di Milano, per favorire in modo partecipato e condiviso l’idea di cosa dovrà diventare Brescia nel futuro, guardando ai nodi che la contraddistinguono nel presente e alle potenzialità di trasformazione che possono favorire un rilancio culturale, economico sociale, reale e positivo.

Si tratta di pensare e agire nel presente per una trasformazione della città che ne salvi l’anima mantenendone la fierezza che l’ha contraddistinta come città del lavoro, che può rappresentare l’alimento essenziale per una prospettiva coinvolgente e originale della città, evitando il rischio di sviluppare fotocopie sterili di altre per tanti aspetti più affermate.