BRESCIA – Tpl, Legambiente si appella ai sindaci. “Provincia taglia corse e obbliga a biglietto unico”

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Le sezioni della Franciacorta, Ponte Oglio, Lago di Garda, Lago d’Iseo, Montichiari, Barbariga, Erbusco, Montirone
e Orzivecchi di Legambiente, per conto del coordinamento provinciale di Brescia di Gabriele Pellegrini e Dario Balotta, hanno inviato una lettera a tutti sindaci della provincia sulla questione del biglietto unico per il trasporto pubblico locale che arriverà il 2 febbraio, i tagli alle corse annunciati da palazzo Broletto e l’aumento delle tariffe dei trasporti. Ecco il testo.

Ai Sindaci della Provincia di Brescia
Gentile Sindaco,
è di questi giorni la notizia che la Provincia e il Comune di Brescia daranno il via al “biglietto di trasporto unico”, a partire dal 2 di Febbraio. Il 2 febbraio non porterà solo il biglietto unico tra città e provincia, ma per gli utenti del trasporto pubblico segnerà anche l’avvio dei tagli alle corse e l’aumento delle tariffe in provincia. Il biglietto unico, al momento, si esaurisce in un secco aumento delle tariffe per l’80% dei pendolari, un aumento dei tempi di viaggio, visto il programmato avvio dell’interscambio autobus e metrobus. Questa integrazione tariffaria inoltre è monca perché non riguarda la modalità ferroviaria, quindi le migliaia di pendolari che usano Trenord. L’avvio dell’integrazione tariffaria avrebbe un carattere di iniquità, infatti chi è sulle linee del treno ne è escluso, mentre chi è, invece, sulle linee dei bus è obbligato al “doppio” abbonamento.

L’integrazione delle tariffe e la semplificazione dell’acquisto dei titoli di viaggio rappresentano una condizione importante per il rilancio e il rafforzamento del trasporto pubblico, la lotta all’inquinamento atmosferico e la riduzione della congestione delle strade. Il potenziamento delle corse, l’aumento della velocità commerciale dei mezzi pubblici e l’estensione capillare della rete di trasporto (sia urbana sia extraurbana) renderebbero sopportabile questo discutibile provvedimento, mentre avviene l’esatto opposto. Inoltre l’integrazione delle tariffe viene introdotta senza aver effettuato la riorganizzazione della rete dei trasporti (piano di bacino), che, peraltro, la nascente Agenzia Bresciana ha promesso che sarebbe venuta alla luce tra sei mesi.

L’integrazione, al momento, si configura solo come l’obbligo di acquisto del titolo di viaggio integrato, extraurbano più urbano, già in vigore per gli studenti. Ora verrebbe esteso ai lavoratori abbonati e ai titolari di biglietti ordinari. Una stangata, se si pensa che gli abbonamenti mensili aumenteranno fino ad un massimo del 13% e i settimanali fino al 25%. Il biglietto unico sarebbe obbligatorio anche per chi non ne ha bisogno, cioè per chi utilizzerebbe, per arrivare in città, solo l’autobus extraurbano. E’ previsto che le aziende di trasporto extraurbano, come approvato dall’ex Provincia di Brescia, Apam, Sia e Saia effettuino un taglio delle percorrenze chilometriche di 820 mila km per autobus all’anno (4%) ed un aumento delle tariffe del 3% sulle tratte extraurbane che non collegano la città.

Gli effetti dell’integrazione tariffaria, per ora, sono un aumento delle tariffe con l’obbligo dell’acquisto del biglietto integrato e un taglio delle percorrenze dei bus di Brescia (100 mila km di tagli di corse). Se per i pendolari che viaggiano sui pullman diretti a Brescia c’è già l’aumento previsto con il biglietto unico, nelle tratte extraurbane (es. Orzinuovi-Chiari) ci saranno tagli delle corse ed aumenti delle tariffe. L’integrazione tariffaria, i tagli e l’aumento delle tariffe provocherebbero una netta perdita di benessere per i pendolari e molti sarebbero costretti a tornare all’uso dell’automobile. Ad avvantaggiarsi dell’integrazione tariffaria sarebbero i passeggeri, che prima erano costretti a comprare due abbonamenti separati, perché utilizzavano sia i mezzi extraurbani che quelli urbani (avranno un risparmio tariffario fino al 25%).

Va ricordato però che sono una netta minoranza, il 20% del totale. Fatta così, l’integrazione tariffaria sembra guardi solo al grave problema della copertura dei costi di gestione del Metrobus. Brescia è la prima città capoluogo (esclusa Milano) per spesa per il trasporto locale, con 270 euro medie ad abitante (19% della sua spesa totale)e logica voleva che prima venisse ridisegnata la rete cittadina dei servizi. Il traffico della città si sviluppa attorno al polo della stazione ferroviaria e delle autostazioni dove, a pochi passi, e dunque raggiungibili comodamente a piedi, ci sono i più importanti uffici cittadini (Tribunale, Inps, camera di Commercio, Brescia 2, Freccia Rossa e altro). Per incrementare il numero di utilizzatori del metrobus, non va penalizzato chi già usa il trasporto pubblico proveniente dalla provincia, ma vanno chiusi i parcheggi in centro per i non residenti.

Per la tutela del reddito dei pendolari, per raggiungere un assetto dell’offerta dei trasporti pubblici migliore e potenziata, siamo a chiederVi di farvi promotori di opportune iniziative nei confronti dell’ex Provincia e della neonata Agenzia di Trasporti per una più efficace riforma dei trasporti, che guardi alle future gare senza condizionarne gli esiti con una pasticciata integrazione tariffaria. La provincia di Brescia è tra le poche che, per effetto dei tagli ai trasferimenti del Governo, ha adottato sia riduzione delle corse che aumenti tariffari.

Anziché spostare i risparmi sui costi delle imprese la Provincia si è limitata ad una gestione notarile dei tagli. Il contrario della logica del biglietto unico. Dal 2 febbraio verranno ridotte frequenze su tratte secondarie, come Flero, Pralboino e tanti altri paesi della provincia. I servizi serali e domenicali spariranno definitivamente. Cosi va in soffitta un pilastro dei contratti di servizio, i “servizi minimi”, mentre si affaccia un biglietto unico pieno di pecche.