NAVE – Crisi Stefana, azienda: vendiamo primi prodotti. Sindacati chiedono per stipendi e cigs

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E’ andata in scena una nuova “puntata” della crisi dell’acciaieria Stefana che occupa 700 dipendenti tra gli stabilimenti di Nave, Montirone e Ospitaletto. Dopo il corteo di ieri da via Brescia a via Genova che ha visto la partecipazione di circa 500 lavoratori insieme ai sindacati, oggi i rappresentanti dei lavoratori, secondo quanto risulta al GiornalediBrescia.it, sono stati impegnati in un’altra riunione con i vertici aziendali prima di incontrare di nuovo i dipendenti.

Sul tavolo la proposta lanciata sempre ieri dagli stessi lavoratori: vendere sul mercato le tonnellate di prodotti finiti chiusi nei magazzini delle fabbriche per racimolare fino a 20 milioni di euro con cui garantire gli stipendi dei lavoratori fermi all’acconto di 1.000 euro per dicembre e riprendere l’attività in attesa del piano di rientro dai debiti del gruppo.

Sempre secondo quanto riporta il quotidiano bresciano, l’azienda avrebbe accettato la proposta e potrebbe immettere sul mercato i primi carichi di prodotti, purché i ricavi siano destinati alle richieste dei lavoratori. Un’istanza, ha precisato il segretario della Fiom Cgil di Brescia Francesco Bertoli, sulla quale i sindacati hanno chiesto di essere assicurati, oltre al fatto se il tribunale di Brescia che ha accettato la richiesta di concordato sia a conoscenza della vendita di prodotti.

Dall’altra parte ci sono gli ammortizzatori sociali per i quali non si sa ancora per la cassa integrazione e si è anche chiesto di usare gli eventuali ricavi per riprendere il lavoro. Tutti temi sui quali l’azienda risponderà entro la fine della settimana.