BRESCIA – Ubi Banca, un anno e mezzo per diventare società per azioni. Tra favorevoli e contrari

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L’istituto di credito Ubi Banca, attivo anche a Brescia, ha un anno e mezzo di tempo per passare da popolare a società per azioni. Il cambio è stabilito da un decreto legge approvato ieri dal consiglio dei ministri. Lo stesso presidente Matteo Renzi in conferenza stampa ha parlato di “un momento storico dopo vent’anni di dibattito”, anche se “il Governo non vuole cambiare il modo di gestire le banche o danneggiare i piccoli istituti, ma metterli di fronte alle sfide europee”.

E se per la sede bresciana, come riporta il Corriere.it, è un tornare alle origini, quella bergamasca affronta l’esperienza per la prima volta e si dice già contraria. Graziano Caldiani, presidente degli Amici di Ubi, secondo dichiarazioni riportate dal quotidiano, ha parlato di un “provvedimento politico e non giuridico con cui il governo cancella due secoli di storia”, mentre Antonio Bonomi Deleuse presidente dell’associazione Ubi Banca Popolare prevede un “futuro drammatico per la presenza di grandi azionisti e investitori speculativi”.

Sulla sponda bresciana, invece, Italo Folonari in rappresentanza di Giovanni Bazoli presidente dell’associazione degli azionisti dice che Ubi Banca Brescia “viene da una cultura più vicina alla società per azioni rispetto a quella popolare, il ritorno a quell’epoca è positivo, ma aspettiamo se sono previsti cambiamenti nel modello della società”.

Il Corriere.it riporta anche le dichiarazioni meno soddisfatte di Andrea Resti, vicepresidente del comitato consultivo dell’Autorità bancaria europea e bresciano che contesta l’uso del decreto legge per affrontare un tema “da cui si parla da vent’anni”.