LUMEZZANE – Schegge di cinema, “La 25a ora” di Spike Lee all’Odeon. Un giorno prima della prigione

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Mercoledì 21 gennaio al teatro Odeon è in programma “La 25a ora”, secondo appuntamento delle “Schegge di Cinema” di Enrico Danesi. Gli incontri di approfondimento dedicati ai grandi film che hanno segnato la storia della cinematografia mondiale, quest’anno dedicati ad antieroi, donchisciotti e guerrieri contro voglia: il lato B del cinema, sono in calendario fino a tutto marzo, sempre il mercoledì (fa eccezione giovedì 26 febbraio, dedicato al centenario della Grande Guerra), sempre con inizio alle 20,30. L’ingresso è libero.

“La 25a ora” (Usa 2002, durata 134’) è ambientato a New York, città simbolo dell’America che assume qui il ruolo di coprotagonista insieme a uno straordinario cast di interpreti, a cominciare da Edward Norton nel ruolo del pusher che per una soffiata vede la propria vita stravolta in un attimo. Monty Brogan ha solo ventiquattro ore prima di entrare in prigione con una condanna a sette anni per spaccio di droga. In quest’ultimo giorno di libertà, Brogan vaga per il suo quartiere in compagnia dei suoi più cari amici e della sua ragazza, riconsiderando tutta la sua vita.

Un film intenso, forte e poetico che ha consacrato la definitiva maturazione di Spike Lee, regista di straordinaria ispirazione già dimostrata in film come “Fa’ la cosa giusta” e “Jungle Fever”. Monty Brogan è un pusher che conduce una vita agiata sulle rive dell’Hudson. Proprio quando ha deciso di ritirarsi e di vivere di rendita, per una soffiata è condannato a scontare sette anni di carcere. Gli restano ventiquattro ore per riconciliarsi col padre, congedarsi dagli amici e dalla sua donna.

E decidere della sua 25a ora: la prigione, il suicidio, la fuga? Quelle ventiquattro ore, dense di avvenimenti e di emozioni, sono un’elegia che Spike Lee dedica al suo personaggio e alla sua New York. La storia di Monty è anche quella della città e delle sue atmosfere e benché il romanzo di David Benioff da cui il film è tratto sia stato scritto prima dell’11 settembre, Lee proietta sul racconto il fascio oscuro della luce liberata dalla tragedia. Costruisce un tempo che si ripete uguale a se stesso per dilatare all’infinito le ore di Monty, le ore di New York prima dell’impatto fatale, prima di un’ora dopo la quale niente sarà più lo stesso e prima della quale tutto poteva essere ancora.

Lo spettatore è condotto con il personaggio a una fuga ideale, al concretizzarsi di un futuro in un immaginario altrove. Tutti hanno avuto una cruciale ventiquattresima ora: una forma di addio, di lutto, di separazione. Ma il film è dedicato soprattutto a chi ha osato immaginarne una venticinquesima: l’espressione più bella di una vita mancata.