BRESCIA – Brescia, per bonificare Caffaro solo 9,2 milioni. Meno che in tutta Italia

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Secondo gli ultimi esecutivi italiani il sito Caffaro di Brescia sarebbe il meno pericoloso per l’ambiente a livello nazionale. Non perché gli ultimi inquilini di Palazzo Chigi abbiano fatto delle analisi sulla zona, ma perché per la bonifica, intervento chiesto da anni, sono arrivati solo 9,2 milioni di euro in quattordici anni, l’importo minore rispetto a tutti gli altri trentanove.

Secondo quanto riporta la versione bresciana del Corriere.it che ha stilato una lista di siti da bonificare con i relativi stanziamenti giunti da Roma, per “pulire” i 262 ettari di terreni inquinati da pcb, diossine e mercurio è arrivato un importo più basso di tutta Italia. L’azienda ha lavorato dal 1929 al 1984 immettendo nell’aria diversi elementi chimici che con gli anni hanno raggiunto i terreni e falde contaminando l’acqua arrivata nelle case di bresciani e che hanno portato a un aumento di malattie come segnala un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità riportato dal quotidiano.

E che segnala, oggettivamente, come Caffaro sia una delle emergenze ambientali più importanti in Italia. Ma il Corriere.it segnala e ipotizza il motivo per cui ben altre cifre siano arrivate su bonifiche di aziende più piccole e che hanno inquinato di meno. Probabilmente perché sono gestite dallo Stato, come a Marghera e Priolo in Sicilia. Poi c’è il caso di Pioltello-Rodano, meno grande della Caffaro ma che ha ricevuto 164 milioni di euro. Ma l’elenco è lungo. Il quotidiano riporta anche come ai siti considerati di “interesse regionale” e non nazionale (come Brescia) siano arrivati più soldi rispetto alla Caffaro.

6,7 milioni sono quelli stanziati anni fa anche per bonificare le discariche di Passirano e Castegnato, poi un altro milione nel 2013 e infine 1,5 milioni del ministro Galletti e confermati dall’assessore lombardo all’Ambiente Claudia Maria Terzi. In tutto 9,2 milioni di euro quando ne servirebbero 200 per il terreno sotto l’azienda. In ballo c’è anche una causa intentata da Palazzo Loggia ai vecchi azionisti dell’azienda che rischia di andare in prescrizione. E l’unica soluzione per cercare altri fondi è lo Stato o puntare all’Europa con un progetto dettagliato.