Se qualcuno offende mia madre gli do un pugno. Ma non sono un Papa

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Storia vecchia – ormai – la frase di Francesco, in una società che divora ogni cosa alla velocità della luce. Ma ci voglio tornare con lucidità e pacatezza.

Parto da una domanda retorica: ma non si doveva porgere l’altra guancia? L’ho sentita fare da gente semplice, comune, anche devota, nei giorni successivi la baraonda generata da Francesco.

E per tutta risposta mi sovviene una battuta felice di Renato Pozzetto in uno dei suoi tanti film: “mi fa male anche l’altra guancia”.

Fuori da ogni battuta, può un Papa dire che darebbe volentieri un pugno a chi offendesse sua madre? A me pare di no. Anche solo per il ruolo che ricopre. Ma – qualcuno obietta – è umano anche lui. Sì, ma la frase è venuta in coda ad alcune considerazioni forti sull’impossibilità di fare satira sulle religioni, su tutte le religioni.

Una difesa d’ufficio. Anche della fede musulmana, quella stessa per la quale i terroristi hanno ammazzato i colleghi di Charlie Hebdo nella terra di Voltaire che faceva satira già nel 1700 e professava che “avrebbe potuto non condividere le idee di qualcuno ma avrebbe dato la vita perchè quel qualcuno potesse esprimerle”.

Una difesa d’ufficio come a voler accomunare “tutte” le religioni in una grande intoccabile categoria sovraterrena.

Caro Papa Francesco, mi pare un esercizio accademico che mostra una fragilità intrinseca, non solo della chiesa cattolica, ma di tutto l’Occidente. Forse aveva davvero ragione Oriana Fallaci.

Dissento dal pensiero del Papa e rivendico la libertà di pensiero, di satira, di opinione. Anche di quelle che non condivido. E rivendico la civiltà del pensiero illuminista e occidentale contro la barbarie di chi uccide in nome di qualsiasi relilgione.

Vi voglio segnalare un pezzo di Giuliano Ferrara, apparso su “il Foglio.it” dal titolo “E’ Francesco, non è una gaffe”.

Lo condivido.