BRESCIA – Permessi per lavoro regolari stranieri, 7 su 10 non accettati. Cisl vuole vederci chiaro

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Si è conclusa dopo più di due mesi l’analisi sulle domande presentate dagli stranieri nel 2012 per mettersi in regola dopo aver avuto un posto di lavoro. Ma la Cisl di Brescia sottolinea le tante domande non accettate. “Su 5.191 pratiche arrivate sul tavolo della Prefettura (ne mancano 31 sulle quali pende il giudizio della Direzione territoriale del Lavoro) 3.662 non sono state accolte, più della metà – dice il sindacato in dichiarazioni riportate da Quibrescia.it. – Il Prefetto parla di ‘emergenza finita’ volendo comprensibilmente archiviare ventisette mesi costellati da polemiche, forzature politiche, inchieste giudiziarie e dal pressing delle organizzazioni sindacali che chiedevano il rispetto della dignità delle persone.

Lo fa appellandosi al rispetto rigoroso delle norme, ma finisce per ingigantire ancora di più l’anomalia bresciana. Non si capisce perché in altre province sono il 25-30% quelle non accolte, mentre a Brescia sono il 70% – ha detto Giovanna Mantelli della segreteria provinciale della Cisl dopo la riunione di ieri.- O tutte le persone che non avevano diritto ad essere regolarizzate hanno presentato la domanda a Brescia, o qualcosa non va. Nei prossimi giorni, con gli altri sindacati – continua la componente della Cisl – formalizzeremo la richiesta al ministero dell’Interno per capire cosa è accaduto e per comprendere se la rigida applicazione della legge sia frutto di un’interpretazione degli uffici della Prefettura.

A Brescia non sono state accettate certificazioni di parrocchie che attestano la partecipazione a corsi di italiano, a Bergamo dicono sì anche ai certificati firmati da singoli sacerdoti”. 212 casi sono finiti anche al Tar e la prefettura parla del 78% respinto che “rispecchia la correttezza dell’operato di tutti coloro che hanno lavorato alle pratiche per l’emersione dal lavoro nero”.

Perché così tante pratiche non accolte? Nella maggior parte dei casi, fanno sapere da Palazzo Broletto, perché non c’era un rapporto di lavoro o mancavano i requisiti, altre perché prive del parere della Direzione territoriale del lavoro e un centinaio fermato dalla Questura”.