PADERNO – Mille Miglia, Fondazione Franciacorta: “Speriamo che nel 2015 passi di qui”

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Mille Miglia e Franciacorta: questo matrimonio s’ha da fare. Sì, parafrasando il Manzoni, come Fondazione Franciacorta auspichiamo che l’edizione 2015 della Freccia rossa preveda il passaggio in Franciacorta e nell’ovest bresciano, prima dell’arrivo a Brescia nella giornata finale della manifestazione. A maggior ragione – si legge in una lettera di Adriano Baffelli, presidente della Fondazione – se la corsa più bella del mondo potrà mostrarsi nella straordinaria vetrina internazionale di Expo 2015, con la conseguente provenienza da Milano, da occidente.

Con il massimo rispetto del lavoro e del programma svolto dal comitato organizzatore, conoscendo la complessità dalla matassa che si trova a dipanare, consideriamo l’ipotesi sia meritoria di attenzione. Il passaggio tra i vigneti e i palazzi franciacortini, infatti, rappresenterebbe anzitutto un omaggio a due dei fondatori della Mille Miglia: il clarense Franco Mazzotti e il Conte Aymo Maggi, franciacortino. Nel 1926, con il milanese Giovanni Canestrini e il bresciano d’adozione Renzo Castagneto, i quattro appassionati di motori e velocità iniziarono a tessere la solida trama della corsa più famosa e blasonata al mondo, alternando riunioni nello studio milanese dell’ingegner Canestrini, giornalista sportivo, a incontri ospitati da Villa Mazzotti a Chiari, e da Palazzo Maggi a Calino di Cazzago San Martino.

Per questo, la città dell’ovest bresciano e Cazzago sarebbero due punti ideali da attraversare. Va anche ricordata la meritoria attività dell’amministrazione comunale e della Pro loco di Cazzago San Martino, organizzatrici di ‘Aspettando Mille Miglia’ nell’ambito di ‘Franciacorta in Fiore’. Se guardiamo al passato – continua la lettera – scopriamo che le cronache dei decenni ruggenti della Brescia-Roma-Brescia s’intrecciarono con la Franciacorta più volte. Soprattutto grazie alla vivace ed eclettica figura del Conte Maggi. La signorile dimora di Calino era teatro, nei giorni di preparazione della corsa, d’incontri, feste, ricevimenti, ai quali intervenivano, tra gli altri, i driver inglesi.

I piloti d’Oltremanica amavano alloggiare in uno storico albergo d’Iseo, cerniera tra Franciacorta e Sebino. Il transito nella verde e suadente terra del Franciacorta celebrerebbe un matrimonio nobile e ricco di significato. L’iniziativa garantirebbe un palcoscenico mediatico di grande livello alla Franciacorta e al Franciacorta. Con grande valenza, inoltre, per la promozione turistica e dell’immagine dell’area. Allo stesso tempo offrirebbe agli equipaggi, ai giornalisti nazionali e internazionali e alla nutrita carovana al seguito della corsa la possibilità di percorrere le ultime miglia del tracciato in un contesto di grande fascino e bellezza. Lo sposalizio, inoltre, evidenzierebbe un parallelismo tra Mille Miglia e Franciacorta.

Pensiamo al fascino, al glamour, riconosciuto a entrambe le realtà: Mille Miglia e Franciacorta evocano eleganza e dinamismo. Sono due straordinari fiori all’occhiello del Made in Italy nonché del Made in Brescia, città e provincia eccezionali per ingegno, capacità di ideare, quindi di realizzare progetti altisonanti. Possiamo immaginare quale clima aleggiasse, a metà degli anni Venti del secolo scorso, nella fase preparatoria della grande corsa. Eguale clima, in fin dei conti, si respirava nella prima cantina di Franciacorta, tra il finire degli anni Cinquanta e il primo vagire del decennio successivo, che decise di affrontare la nuova avventurosa sfida: ottenere l’allora Pinot di Franciacorta con le bollicine.

Da quella fase pionieristica molti tappi sono saltati. La consistenza e l’immagine del Franciacorta e della Franciacorta sono cresciute con costanza. Numerose metaforiche bandiere a scacchi hanno salutato i suoi successi. Oltre che un legame, possiamo individuare anche una sorta di passaggio di testimone tra le due realtà: quando la Mille Miglia competitiva tramontava, arrestata dal tragico incidente che nell’edizione del 1957 vide protagonista Alfonso De Portago a Guidizzolo, borgo della terra mantovana (persero la vita il corridore stesso, lo statunitense suo compagno di gara Edgar Nelson e nove spettatori) – termina la lettera di Baffelli – la Franciacorta vitivinicola, oggi illuminata da un radioso successo, si preparava a vivere il suo albore.