COLOGNO (BG) – Apicoltura, dal 20 al 25 gennaio il congresso nazionale. Fava: “Strategico”

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“L’apicoltura riveste un ruolo strategico fondamentale come indicatore di biodiversità del territorio, dove si realizzano poi le altre produzioni di qualità. Un comparto non minoritario, che ha vissuto un 2014 particolarmente negativo, che sosteniamo destinando risorse in particolare per la lotta alle patologie che rischiano di arrecare ulteriori danni”.

L’ha detto l’assessore lombardo all’Agricoltura Gianni Fava presentando oggi il 31° congresso nazionale dell’Apicoltura professionale in programma a Cologno al Serio, in provincia di Bergamo, dal 20 al 25 gennaio, organizzato dall’Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani. “Abbiamo concentrato i nostri sforzi, a sostegno del comparto – ha ricordato Fava – con gli aiuti stanziati con l’Ocm miele. 501 mila euro nel 2014, in particolare per azioni finalizzate a migliorare qualità delle produzioni e salvaguardia del patrimonio apistico lombardo, minacciato dalla propagazione di patologie e problematiche sanitarie dell’alveare.

Dopo un 2008 segnato da forti spopolamenti, la produzione regionale è progressivamente aumentata. Il patrimonio lombardo resta tra i primi a livello nazionale, con circa 155 mila alveari e 1.700 tonnellate di prodotto, a conferma della vocazione professionale degli operatori regionali”. L’Italia del miele, secondo Unaapi, vanta un record imbattibile: 51 varietà censite, contro le 10, massimo 15 di altri paesi produttori. Il ritorno in Lombardia, dopo tre anni di assenza, dell’appuntamento nazionale offre spunti interessanti nel dibattito aperto sulle produzioni alimentari di qualità, in vista di Expo 2015.

“Una produzione che trova specificità nella territorialità – ha detto l’assessore – accomunando trasversalmente paesi differenti. La buona vita delle api ci dice se possiamo vivere bene un territorio sotto il profilo ambientale e sanitario”. Anche per il miele lombardo si pone, tuttavia, un problema di riconoscibilità e tutela. “Emblematico è l’esempio della Dop varesina – ha ricordato Fava.- Ci sforziamo di tutelare anche piccole produzioni di qualità, di nicchia, a fronte del fatto che ad altre latitudini si stia decidendo di superare tutti i sistemi di protezione dei prodotti, nel nome di una libertà di mercato che per noi va scongiurata.

Un mercato è libero se ci sono regole da rispettare, senza regole è selvaggio – ha osservato.- Come Regione Lombardia possiamo solo spingere politicamente perché alla fine i nostri prodotti siano tutelati, perché hanno una specificità e come tali vanno difesi. Quando non possiamo dire al mondo che un prodotto è nostro, con nome e cognome, non è competitivo in un mercato globale che guarda alle produzioni quantitative e non di qualità”.