MILANO – Riforma sanità, dubbi di Parolini (Ncd): “Perché stravolgere il sistema se funziona?”

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“C’è bisogno di stravolgere un sistema sanitario che garantisce qualità diffusa, eccellenza, libertà di scelta e pareggio nella gestione economica?”. Commenta così l’assessore lombardo al Commercio, Turismo e Terziario Mauro Parolini (Ncd) nel dibattito sulla riforma regionale della sanità. L’esponente della giunta lombarda, che insieme al collega Mario Melazzini aveva espresso un voto di astensione al testo del progetto di riforma, mette nero su bianco una serie di domande per “evidenziare alcune delle questioni che ci hanno indotto a quel tipo di voto e per offrire un contributo al fine di arrivare in consiglio regionale all’approvazione di una riforma condivisa.

Il consigliere Rizzi – si legge nella nota diffusa da Parolini – ha definito il proprio progetto di riforma ‘una specie di rivoluzione per la sanità lombarda’. Ma se è vero, come recita a pag. 18 il programma elettorale con il quale il centrodestra ha vinto le elezioni, che ‘in Lombardia è stato creato un sistema sanitario capace di competere con i più elevati standard internazionali di qualità ed efficienza, che costa ai suoi cittadini meno di tutti gli altri ma che sa offrire migliori servizi e maggiori opportunità’, un qualunque cittadino lombardo e italiano che abbia fruito dei servizi della nostra sanità potrebbe porsi qualche interrogativo”.

“La libertà di scelta è, o no, un bene da tutelare? Se il problema è la sostenibilità del sistema all’aumentare dell’età media e della cronicità, perché il progetto di legge è privo di una stima dei costi? Se i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta sono un punto cruciale per prendersi cura con continuità dei pazienti cronici – si chiede Parolini – perché il progetto di riforma ne trascura il ruolo? E quali sono le forme per valorizzare il contributo di questi professionisti anche nel rapporto con gli ospedali? Quali sarebbero gli effetti positivi della prevista centralizzazione della gestione che sradica le aziende sanitarie dai territori?

E qual è il beneficio atteso dalla creazione di aziende ‘monstre’ che si dovrebbero occupare di tutto, dalle cure ospedaliere ai Sert (Servizi Territoriali per le Tossicodipendenze), alla prevenzione (di cui poco si parla) e per quale motivo le aziende pubbliche e private faranno a gara per avere strumentazioni innovative, apparecchiature sempre più perfette, alta qualità delle prestazioni e degli interventi, se si riduce o elimina la concorrenza fra esse? Insomma – conclude Parolini – le buone risposte richiedono domande chiare e ben poste e le soluzioni sono efficaci se i problemi e gli obiettivi sono ben conosciuti ed enunciati. Cambiare per cambiare non serve: vogliamo cambiare per migliorare”.