BRESCIA – Stampa su agenti assenteisti carceri, Cgil Polizia Penitenziaria: “Attacco denigratorio”

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Sugli episodi di assenteismo degli agenti nelle carceri bresciane contestati e riportati nei giorni scorsi da alcune fonti di stampa e accostati ai vigili urbani di Roma, il Coordinamento Regionale della Polizia Penitenziaria della Fp Cgil ha inviato una lettera al provveditore regionale, al capo dipartimento, al vice capo vicario e direttore generale, al coordinatore nazionale e alla direzione della casa circondariale di Brescia per contestare “l’attacco mediatico”. “Abbiamo appreso, da diversi organi di stampa, di un vero e proprio attacco mediatico ma anche gravemente denigratorio agli appartenenti della Polizia Penitenziaria descritti come dei veri e propri ‘assenteisti’ alla pari dei vigili urbani della Capitale.

Dalla lettura degli articoli – si legge – possono evincersi dei dati che, oggettivamente, i media non possono avere in loro possesso se non forniti da ‘soggetti’ appartenenti all’amministrazione, evidentemente con il solo intento di infangare l’onorabilità e la credibilità di tutte quelle donne e uomini appartenenti al Corpo della Polizia Penitenziaria. Addirittura vengono stigmatizzate, o meglio contestate, le assenze dovute al congedo parentale, ai permessi studio, ai permessi sindacali oltre alle assenze per malattia.

Non comprendiamo, anche, come fanno i giornalisti a scrivere quindi a sapere le prognosi delle certificazioni mediche? Come fanno i giornalisti a sapere che un ‘cavillo’ vieta la visita fiscale a chi ha contratto una patologia riconosciuta dipendente da causa di servizio, anche lieve, e anche a molti anni di distanza? Come fanno i giornalisti a ricorrere a termini che solo l’ambiente carcerario ha in uso come il ‘repartino’ significando il reparto detentivo dell’ospedale Civile. E’ ovvio che una situazione del genere desta parecchi sospetti su chi ha voluto, deliberatamente, e senza imbarazzo, screditare, porre al pubblico ludibrio, mettere alla berlina e alla gogna mediatica un intero corpo di Polizia dello Stato Italiano, significando che la stessa amministrazione ne perde nell’immagine e nel prestigio.

E’ letteralmente vergognoso quello che è stato scritto nei confronti dei poliziotti penitenziari del carcere di Canton Mombello che offende anche i poliziotti penitenziari in servizio nell’altro istituto penitenziario della città, a Verziano, dal momento che la “società civile” non può sapere se un poliziotto penitenziario appartenga a un istituto o all’altro quindi ai fatidici ‘assenteisti’ o meno. Le notizie fornite agli organi di stampa – continua la lettera – assolutamente fuorvianti e tendenziose, non hanno fatto altro che buttare fango nei confronti di quei poliziotti della nazione che quotidianamente sono costretti a subire di ogni, dagli sputi, agli insulti, alle offese, alle aggressioni, non tenendo conto dell’usura lavorativa dovuta all’alto stress e ai continui suicidi.

Forse ‘qualcuno’ è in cerca di visibilità o notorietà al Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria? Quegli articoli, pubblicati ad hoc, hanno un solo scopo, togliere, secondo “qualcuno”, tutto ciò che per adesso è un diritto sancito e previsto dalla norma se non addirittura diritti costituzionalmente previsti, diritto alla salute, malattia, permessi studio, permessi sindacali, congedo parentale e quant’altro. E’ pleonastico ricordare quante battaglie sindacali sono state fatte nei decenni al fine di conquistare, faticosamente, quei diritti che tutti i lavoratori adesso possono beneficiare, evidentemente, ‘qualcuno’ è in cerca di quel ‘potere’ non solo per poter screditare un’intera categoria ma anche di avere la possibilità di licenziare?

Ci sarebbe da perseguire chi, con un progetto ben preciso, forse anche rappresentando le istituzioni – continua – ha contestato le stesse norme dello Stato Italiano. Sicuramente la diminuzione di personale di Polizia in servizio per il periodo ‘incriminato’, dovuto al piano ferie, ha contribuito a un maggior impegno e sacrificio lavorativo per il personale in servizio, ma cosa dire per quel personale, sottufficiali, che è distaccato in altre sedi, come ad esempio al Tribunale di Sorveglianza di Brescia a svolgere servizio non istituzionale ma bensì, sembrerebbe, di attività di segretariato o da informatico, o i distaccati, per ragioni diverse da motivazioni personali e familiari, in altre sedi della nazione?

E cosa dire della gestione del personale assolutamente improntata nel non rispetto delle regole e degli accordi sindacali, ove la trasparenza gestionale del capitale umano è una chimera, ove i personalismi sono caratterizzati, per usare un eufemismo, dalle simpatie o antipatie e tanto altro ancora. Come mai la problematica che ha colpito Canton Mombello non ha interessato anche Verziano? Come non dire dello sperpero di danaro pubblico, alla faccia del principio della ‘spending review’ dovuto alle visite fiscali, in violazione di una norma giuridica (D.M. 206/2009 art. 2) ove cita le cause di esclusione della reperibilità, chieste per quei poliziotti che, loro malgrado, si sono ammalati per patologie riconosciute dipendenti da causa di servizio.

Come non citare, inoltre, l’obbligo dei turni notturni per quel personale che abbia raggiunto il 50° anno di vita o 30 anni di servizio di ‘galera’ nonostante una legge dello Stato Italiano (DPR 82/99 art. 21 c. 4) li esoneri. Ad ogni problema c’è sempre un’origine a fondamento, bisogna chiedersi il perché? Un plauso va a tutto quel personale che con spirito di sacrificio, alto senso del dovere ed abnegazione quotidianamente, ed in ossequio alle norme dello Stato, assolve al proprio mandato istituzionale garantendo l’ordine, la disciplina e la sicurezza ma anche un trattamento rieducativo nei confronti di quelle persone che si trovano nello stato di privazione della libertà all’interno delle carceri bresciane affinché vengano reinserite nella società civile in modo da non recidivare i reati.

Nell’interesse dell’onorabilità e del prestigio del corpo della Polizia Penitenziaria e con esso anche l’intera amministrazione penitenziaria, nonché tutte le lavoratrici e i lavoratori che la scrivente rappresenta, appartenenti allo stesso corpo – conclude la lettera – chiediamo che venga fatta luce su cosa effettivamente sia trapelato ai mass media e chi abbia avuto tale interesse. Per quanto riguarda gli organi di stampa, riteniamo che gli articoli pubblicati non siano frutto di pura fantasia dei giornalisti, che non recriminiamo ne contestiamo, ma di un input ricevuto da qualcuno”.