MILANO – Delega turismo, Parolini: “Non tutto allo Stato. Serve collaborazione con le Regioni”

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“Solo considerando l’uso punitivo della leva fiscale, l’assenza di agevolazioni per l’Iva e l’introduzione dell’imposta di soggiorno usata per compensare i tagli ai Comuni o anche gli scarsi risultati di Italia.it ed Enit, affiorano già legittimi dubbi sulla prospettiva di una gestione esclusiva della delega al turismo da parte dello Stato”. L’assessore lombardo al Turismo, Commercio e Terziario Mauro Parolini interviene così nel dibattito sulla riforma del Titolo V della Costituzione sulla delega al turismo sottolineando “che l’arretramento dell’Italia nel ranking dei maggiori paesi turistici non è il risultato del trasferimento delle competenze alle Regioni.

Certamente l’eccessiva dispersione delle attività di creazione e di promozione di prodotti turistici è un elemento di grave appesantimento della nostra competitività. Singoli comuni, piccoli consorzi, realtà composite, qualche volta gestite in modo un po’ amatoriale mettono in campo iniziative che spesso non sono visibili nel mercato globale. Ed anche le Regioni – commenta Parolini – benché molte di esse abbiano politiche turistiche efficaci, rischiano di non essere in grado, ciascuna per conto proprio, di vincere una sfida ricca di buone opportunità per il nostro Paese. Ma anche in questo caso la soluzione non può essere quella di consegnare la gestione del turismo a uno Stato che si è dimostrato poco efficiente anche nelle competenze che ha già in carico”.

Secondo Parolini “non servono norme calate dall’alto, ma un’opera di coinvolgimento e convincimento nei confronti di un mondo molto disperso e individualista, ancorché caratterizzato da una ricca varietà di offerte molto spesso di alta qualità. I progetti di promozione integrata che ho improntato con successo in Lombardia dimostrano infatti che coordinare queste differenze è sì più difficile, ma certamente più efficace che omologarle sotto l’ala di un centralismo già rivelatosi fallimentare.

Del resto, siamo in cima ai desideri dei turisti di tutto il mondo anche per la grande varietà della nostra offerta. Sono convinto che pubblica amministrazione e politica possono indicare qualche obiettivo comune, stabilire (poche) regole del mercato, sostenere alcune azioni, ma i protagonisti sono i soggetti privati, imprenditori e lavoratori. Per questo sto incontrando i principali soggetti pubblici e privati di grandi aree di destinazione e di ‘esperienza’ proponendo un metodo di lavoro comune e destinando le risorse pubbliche alla costruzione di reti, prodotti e azioni promozionali comuni e di grandi dimensioni. Con loro ho avviato l’esperienza di progetti integrati, i Distretti dell’Attrattività, che hanno coinvolto tutti i capoluoghi lombardi.

In soli quattro mesi abbiamo lavorato insieme, elaborando progetti di valorizzazione e di promozione integrata delle città lombarde e abbiamo già erogato alle amministrazioni comunali le risorse anticipate. Questi criteri di libertà sollecitata, di collaborazione di soggetti autonomi, di promozione integrata e di semplificazione e flessibilità delle norme sono quelli che hanno ispirato la nuova legge regionale sul turismo, che sottoporrò alla giunta tra pochi giorni”.

L’assessore ha infine sottolineato che “la modifica del Titolo V va ben ponderata, scegliendo, invece della facile ma disastrosa strada della centralizzazione, quella più faticosa ma assai più efficace della collaborazione tra Regioni e Stato. Che nel frattempo potrebbe prendere l’iniziativa prevedendo una norma che vincoli una quota dell’imposta di soggiorno alle attività di promozione turistica integrata di Comuni, Regioni e Stato o assumendo altre iniziative, come ad esempio la sottoscrizione di un protocollo tra Regioni e Ministero che, a partire da Expo, permetta di creare servizi sovraregionali e attività promozionali comuni all’intero Paese”.