BRESCIA – Al cinema Nuovo Eden quattro giorni con il film “Pelo malo”

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Da venerdì 9 a lunedì 12 gennaio, presso il cinema Nuovo Eden verrà proiettato il film “Pelo malo”, diretto da Mariana Rondòn.

Junior ha nove anni, vive in un quartiere povero nella periferia di Caracas e ha un problema: vorrebbe acconciare i suoi indomabili capelli ricci come quelli di un cantante pop, lisci e ben pettinati. La sua ostinata richiesta provoca un duro contrasto con la madre Marta, che ha appena perso il suo lavoro come guardia giurata e che fatica a mettere in tavola un pasto per Junior e il suo fratellino neonato. Inoltre, quanto più Junior cerca di farsi volere bene dalla mamma, tanto più lei sembra rifiutarlo. L’unica persona apparentemente in grado di comprendere il desiderio del bambino è la nonna di Junior, anche se la donna è consapevole che dietro alle richieste del nipote si cela una pericolosa inclinazione del bambino; inclinazione che, in realtà, Marta sta cercando di prevenire e combattere.

“[…] Il pezzo forte di Pelo Malo – vincitore lo scorso anno al festival di San Sebastian – è questo rapporto complicato, aspro e sfibrante tra madre e figlio, che Mariana Rondon (anche sceneggiatrice) delinea con sorprendente finezza e intensità. Attenta a tutte le sfumature psicologiche e sociali del caso, e potendo contare su una coppia di attori meravigliosamente partecipi, la regista venezuelana ha il merito di non sottolineare mai nulla (fino alla fine non sapremo mai se Junior ha davvero certe tendenze o semplicemente cerca l’attenzione della madre), di trattare questa vicenda familiare con delicatezza e insieme con durezza dolorosa, brava soprattutto a cogliere nella privazione del tatto – Marta praticamente non tocca mai suo figlio, a differenza dell’altro figlio più piccolo – il nodo gordiano del conflitto. Qui non ci sono buoni o cattivi, perché se Junior è pura e disarmante richiesta d’amore, Marta è una donna con la divisa (faceva la sorvegliante), che ha perso il marito troppo presto e che ora deve darsi da fare perché questa vita non spazzi via anche lei e i figli.

Ma Pelo Malo va oltre, e ci lascia scorgere dietro questa figura femminile dominante (rivedersi la scena in cui adesca e manovra come vuole un giovane amante occasionale) il profilo di una cultura matriarcale che si autoalimenta nella privazione del maschile: tutte le donne del film non hanno un uomo accanto, o perché inaffidabili o perché rimasti uccisi, e la cosa interessante è il nesso – abilmente suggerito dalla Rondon – con l’adorazione quasi religiosa per il capo supremo della nazione, il padre Chavez (sono i giorni del suo ricovero in ospedale: non ne uscirà più).

Di grande impatto è anche lo sguardo sulla città, o meglio il modo in cui la città aggredisce lo sguardo, con i suoi sinistri reticolati, le sbarre alla finestra, le vie congestionate, gli appartamenti fatiscenti, attaccati l’uno all’altro, da togliere il respiro. Un degrado urbanistico che opprime i personaggi non meno dei rischi e delle minacce che incombono ovunque, continuamente: le possiamo avvertire.

Spari fuori campo e bambini che li fanno diventare la colonna sonora dei loro innocenti giochi “alla guerra”. Questo, signori, è vero neorealismo”.

Gianluca Arnone, cinematografo.it

“Pluripremiato in mezzo mondo, designato Film della Critica dal nostro Sindacato Critici, ‘Pelo Malo’ non solo porta sullo schermo un passo a due madre-figlio (an)affettivo quanto inedito, ma lo fa senza perdere di vista il contesto sociale, anzi: siamo a Caracas, Venezuela, tra casermoni tutti uguali, criminalità a piede libero e soldi che non ci sono, mentre i seguaci di Chavez – eravamo ad agosto 2011- si rasano a zero i capelli per solidarietà con il presidente sotto chemio. […]La Rondón ci riesce, affidandosi a interpreti eccellenti, a una narrazione senza frenesie, senza colpi a effetto, come se una sceneggiatura non ci fosse, come se Samuel/Junior e Samantha/Marta decidessero minuto dopo minuto la propria storia: non è cosi, ovvio, ma non era forse questo l’effetto verità del Neorealismo?”

Federico Pontiggia, Il fatto quotidiano