SANTA CATERINA – Con l’Epifania torna il “Gabinàt”, tradizione per i piccoli in alta Valfurva

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La tradizione del “Gabinàt” sembra derivare dalla Baviera dove, alla vigilia di Natale, Capodanno e l’Epifania, i ragazzi più poveri cantavano motivi sacri davanti alle abitazioni dei più abbienti per ricevere regali. La sua origine sembra confermata dalla stessa etimologia del termine (dal tedesco Gaben Nacht, notte dei doni) ed è un’esclamazione che si lancia dai vespri della vigilia fino a quelli del giorno dell’Epifania, a quanti si ha occasione di incontrare per la via o nelle case, cercando sempre di non lasciarsi prevenire. In alta valle il giorno dell’Epifania è tradizione. Questa usanza, almeno un tempo, coinvolgeva interi paesi e vedeva tutti gli abitanti in competizione tra loro: era una vera e propria sfida vinta da chi precedeva l’altro nell’esclamare “Gabinàt”.

Chi perdeva doveva quindi pagar pegno al vincitore, in genere con qualche dolce o una manciata di frutta secca. Un tempo vincere poteva significare anche guadagnare bottini importanti. Diventava quindi anche oggetto di scommesse tra i giovani (“méter su il gabinàt”) che stabilivano in anticipo quale avrebbe dovuto essere il premio in gioco. Per vincerlo si adottavano quindi le più ingegnose strategie: appostamenti, travestimenti e finte malattie. L’inizio della competizione variava da paese a paese: a Santa Caterina ha inizio allo scoccare della mezzanotte. Essenziale doveva comunque essere l’effetto sorpresa, indispensabile per conseguire la vittoria.

Quindi, ai tempi in cui la diffidenza verso il mondo non faceva ancora chiudere le porte a chiave, non si esitava a entrare di soppiatto nelle case. Proprio per non far torto ai bambini, a Valfurva, in ogni casa venivano preparati dei piccoli doni costituiti da fazzoletti da naso (panét del nas) contenenti caramelle o frutta secca da consegnar loro qualora avessero fatto intrusione con la fatidica esclamazione. In Valfurva i bambini dovevano vincere il “gabinàt” ai propri padrini di battesimo.

Il debito doveva comunque essere pagato entro il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate e inizio del Carnevale. Vi era anche chi non rispettava le regole e alla parola “Gabinàt” si sottraeva al doveroso pagamento replicando “tira la coa al gat!” (tira la coda al gatto). Il gabinàt è una tradizione fortemente radicata in alta valle ancora oggi. Soprattutto i più piccoli percorrono le vie dei paesi cercando di vincere a parenti, amici e ai negozianti della zona.