BRESCIA – Crisi “Stefana” Brescia, tra presidi e incontro sindacati con azienda. Nuovi sigilli al gas

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Aggiornamento 5-1 ore 13,45 A fine dicembre l’Enel ha bloccato la fornitura di energia elettrica e oggi la Snam, come riporta il GiornalediBrescia.it, ha interrotto il gas. Come l’11 novembre scorso, la “Stefana” si ritrova senza mezzi con cui lavorare. E ormai la crisi all’azienda che occupa 700 dipendenti in provincia di Brescia tra Nave, Ospitaletto e Montirone è un dato di fatto. Il colosso ha presentato al tribunale di Brescia l’ammissione al concordato preventivo.

Stamattina, intanto, i delegati della Fiom con i dipendenti hanno tenuto un presidio fuori dai cancelli dell’azienda navense, mentre oggi pomeriggio è previsto un incontro con i sindacati dopo la lettera al Prefetto e alla Provincia per farsi intermediari. La fornitura di gas è stata interrotta a Nave e Ospitaletto ed entro la giornata saranno messi i sigilli anche ai rubinetti di Montirone.

(5-1 ore 11,41) La situazione critica in cui versa l’acciaieria Stefana nelle sedi provinciali, soprattutto in quella di Nave dove è stata anche tolta l’energia elettrica da parte di Enel forse per i debiti e dove da stamattina è in corso un presidio permanente fuori dai cancelli di via Bologna, i sindacati chiedono l’aiuto delle istituzioni. “Denunciando la reticenza dell’azienda a dare risposte e a convocare l’incontro da noi più volte sollecitato – si legge in una nota della Fim Cisl – chiediamo al Prefetto e al presidente della Provincia di avviare un tavolo istituzionale per fare chiarezza sulla situazione e individuare le necessarie soluzioni per la salvaguardia dell’occupazione.

L’azienda non è un interlocutore affidabile – continua la nota – dopo gli sviluppi negativi dalla situazione della Stefana, in particolare la decisione del CdA di presentare domanda per la procedura di concordato preventivo con riserva. Stefana è un’azienda del settore siderurgico con due unità produttive, a Nave e Ospitaletto e un’altra Montirone: in tutto 700 dipendenti.

L’azienda ha subito pesantemente la crisi negli ultimi anni facendo ricorso in maniera massiccia agli ammortizzatori sociali: attualmente uno dei due stabilimenti sono al quarto anno di utilizzo del contratto di solidarietà (che scadrà il prossimo maggio) – termina la nota della Cisl – per il secondo stabilimento di Nave e quello di Montirone il 31 dicembre è scaduto il terzo anno di utilizzo del contratto, al momento non ancora rinnovato”.