SEBINO – Il 2014 di Legambiente, tra anno da dimenticare ed elementi da ricordare

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L’associazione Legambiente del Basso Sebino traccia un bilancio di tutti i temi più caldi che l’hanno coinvolta nell’anno appena passato. A partire dal 2014 come “anno da dimenticare” dal lago d’Iseo “dove ovunque si attenta ad una grande bellezza (e il consumo di suolo avanza). A Iseo doveva essere una cantina posta sul cocuzzolo del Dossello (collina prospiciente il lago, sbancata da costruzione e strada d’accesso) e invece, aggirate per bene le normative, con il silenzio dell’amministrazione comunale – si legge in una nota dell’associazione – ciò che era stato spacciato per una cantina diventa, eravamo stati facili profeti, una mirabolante location. Ecco come descrivono la Cantina i proprietari: ‘Il verdeggiante paesaggio collinare della Franciacorta fa da cornice alla splendida Villa Elisa Franciacorta, location elegante perfetta per chi desidera festeggiare le proprie nozze con stile e all’insegna del buon gusto. Lontano dai rumori e dal caos della città, la location vi regalerà momenti di pace per vivere una giornata serena e indimenticabile.

Lo staff sarà particolarmente attento alle vostre esigenze per permettervi di realizzare il vostro sogno nei minimi dettagli’. Poco più sotto, invece, a lago, sta sorgendo, nel pieno dell’ultimo corridoio verde del lago d’Iseo, teoricamente normato e protetto dalla Regione Lombardia, là dove le rane vanno a riprodursi, un nuovo villaggio turistico dal simpatico aspetto di alveare, o falansterio. Insieme alle altre associazioni ambientaliste del territorio abbiamo cercato in ogni modo di evitare lo scempio di uno degli ultimi fazzoletti di terra in riva al lago ancora non costruiti. Abbiamo perso. Abbiamo allora proposto di lasciar gestire alle associazioni ambientaliste la piccola porzione di verde rimasta intatta, con la sua biodiversità, per attutire il pesante impatto del ‘Costa Verde’ e siamo ancora da mesi in attesa di risposta. A Paratico cambiano le amministrazioni, ma resta la sistematica cementificazione dell’area a lago. Davanti alla piscina nuova in disuso da un decennio, (non si poteva, quanto meno, riutilizzare quest’area vuota?) si è aperto un nuovo supermercato (Lidl), che rende ancor più ‘accecante’ la bellezza del paesaggio lacustre e infligge un altro duro colpo al commercio di vicinato dei piccoli dettaglianti. A Sulzano la chiesetta di San Fermo del 1500 è minacciata da due nuove palazzine progettate su un’area agricola contigua.

A Riva di Solto il Castello Zorzino è minacciato dalla progettazione di una nuova costruzione nel prato adiacente che ne comprometterebbe irrimediabilmente la bellezza. Questa battaglia è ancora in corso, stiamo valutando l’ipotesi di un ricorso al Tar. E negli altri comuni lacustri? Nulla di positivo da segnalare – continua l’associazione – semplicemente le nostre deboli forze non ci consentono di farci carico (e talvolta nemmeno di essere a conoscenza) di tutti gli attentati all’ambiente perpetrati. Sappiamo che il noleggio delle biciclette (Bici Lago) è stato deludente per il secondo anno consecutivo. E la Regione Lombardia cosa fa? Nella legge regionale appena approvata sul consumo di suolo non c’è traccia di soglie e disincentivi alle urbanizzazioni in terreni agricoli e nessun incentivo per la rigenerazione urbana: solo procedure agevolate per realizzare rapidamente le previsioni espansive dei piani di governo del territorio. I Pgt proprio in questo periodo stanno per essere messi in revisione in molti Comuni. Da Pisogne a Sarnico il rischio è sempre lo stesso: anziché prendere la palla al balzo per correggere radicalmente la politica urbanistica fallimentare di questi anni, gli istinti sono i soliti: consumare nuovo suolo. Le stesse che avevano previsto la crescita di centinaia di abitanti qualche anno fa per giustificare nuove costruzioni e che ora si trovano a fare i conti con la realtà della decrescita demografica. E quando i Comuni collaborano?

Le spese per le opere pubbliche inutili fanno ‘volare’ il debito pubblico. Anziché fronteggiare la bramosia spendacciona dell’Autorità di bacino che programma nuovi ampliamenti di porti passeggeri, porti pubblici e porti turistici, gli amministratori ‘subiscono’ i piani di sviluppo dettati dall’Autorità di bacino del Lago (ex Consorzio). E cosi non ci sono risorse per le fogne in pessime condizioni, la rete idrica precaria, le strade piene di buche, i rischi idrogeologici ma non si può rinunciare a porti (e ponti) del tutto inutili. (Con un surrettizio aggiramento delle norme, anche il golfo di Montecolo rischia di essere snaturato dall’allargamento del porto privato ‘Pezzotti’). Non servono nuovi porti, ma imbarcazioni meno inquinanti e orari dei traghetti più consoni alla domanda della popolazione lacustre. A quando una navetta del centro lago Tavernola-Predore-Montisola- Sulzano- Iseo in coincidenza con il treno per Brescia? A quando un orario di servizi di trasporto davvero integrato che valorizzi il treno della Valcamonica? A quando una politica ambientale, urbanistica e turistica unitaria? Mentre aspettiamo i depuratori in Valcamonica essenziali per risolvere l’inquinamento del lago, vediamo che anche nei Comuni del lago, al di là dei proclami, ancora vige il ‘fai date’ sul modello degli anni settanta. Io faccio ciò che voglio sul mio territorio e tu quello che vuoi sul tuo.

E’ cosi che quando si tratta di gestire qualche cosa assieme come la Riserva delle Torbiere emerge una gestione trasandata e superficiale. Non si è neppure risolto il paradosso della presenza di capanni da caccia posti nel lago dinnanzi alle Lamette. E’ così che un luogo che dovrebbe essere un punto di sosta sicuro dell’avifauna diventa un utile strumento dei cacciatori. Scandalo per il buon senso, prima ancora che per i difensori degli animali. La Comunità montana non riesce ad intervenire in modo organico per impedire ai privati di recintare i sentieri delle colline sul lago, sempre più sbarrati e che impediscono il transito alla fauna selvatica e agli escursionisti. (Turismo dolce e a costo zero che sarebbe invece da incentivare in ogni modo). Mentre i reati ambientali crescono a dismisura e mancano le leggi per contrastarli – continua la nota – si continua a pensare che lo sviluppo si faccia ai danni dell’ambiente. Che se vince la bruttezza cresce la ricchezza. Non è così. E noi continueremo a denunciarlo e a proporre quella difesa del territorio che, per altro, è l’unica che può garantire un reale e duraturo sviluppo. Non è così. E noi continueremo a denunciarlo e a proporre quella difesa del territorio che, per altro, è l’unica che può garantire un reale e duraturo sviluppo”. Il “2014 da ricordare” è quando in “agosto sono arrivati a Sulzano 14 richiedenti asilo politico inviati dalla prefettura in un albergo del paese.

La notizia è esplosa come una bomba nella piccola comunità sulzanese, creando apprensione. Chi erano e come si sarebbero comportati questi sconosciuti? Saranno pur scappati da guerre e persecuzioni, ma che c’entrava il nostro tranquillo borgo? Perchè erano finiti proprio qui? E proprio in pieno periodo turistico? Le amministrazioni di altri paesi del lago (non Iseo che pure ospita dei rifugiati) hanno tirato un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo, come se avessero evitato una specie di peste, come se dare ospitalità, utilizzando fondi europei, a una decina di persone, potesse creare chissà quali drammi. I volontari di Legambiente invece si sono riuniti e hanno deciso che, anche se la nostra è un’associazione a difesa dell’ambiente, la sorte di questi uomini che arrivavano da esperienze tanto drammatiche ci riguardava e ci interpellava. Abbiamo quindi deciso di accoglierli in prima persona. Ci siamo recati all’hotel – continua la nota – e abbiamo trovato davanti a noi un gruppo di ragazzi africani, provenienti da vari paesi, quasi tutti molto giovani, alcuni appena maggiorenni. Poco alla volta li abbiamo conosciuti e siamo diventati amici.

Recentemente alcuni di loro sono stati sostituiti da tre afghani. Man mano che il tempo passava, ci siamo accorti che noi davamo certo un piccolo aiuto, organizzando un corso di alfabetizzazione, o cercando fra gli amici scarpe e vestiti per chi non aveva niente, ma che questa amicizia serviva anche a noi, ci buttava nel mondo, ci dava da un lato l’opportunità di dare la giusta dimensione ai problemi della realtà vicina, ma dall’altro ci rendeva consapevoli di quanto, in fondo, le tragedie dell’Africa o dell’Afghanistan ci riguardino molto più di quanto non appaia. Dovunque lo stesso modello di sviluppo distrugge le risorse e ignora le persone. Ne eravamo a conoscenza, in teoria, ma toccarlo con mano. Attualmente i rifugiati sono in attesa che la loro situazione venga presa in esame dalle autorità competenti. Non possono lavorare, perché per il momento la legge non glielo consente, ma sono contenti di fare piccole azioni di volontariato insieme a Legambiente. Armati di sacchi e scope, puliscono alcuni angoli del paese, mentre si stanno organizzando anche forme di collaborazione con la Protezione civile. Sono lieti di farlo, sia perchè sono grati a chi li ospita, sia perchè l’inattività è molto dura da sopportare. Anzi, non sono più ‘i rifugiati’, ma Ibrahima, Pamusa, Alfa, Alfusseni, Davidson. Non sappiamo quanto rimarranno, ma siamo contenti di fare questo ‘tratto di strada’ insieme a loro.