NAVE – Crisi Stefana, vertici verso il concordato preventivo. E l’Enel toglie la corrente

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Sempre più ombre sulla ditta Stefana, soprattutto per il laminatoio di Nave, nell’hinterland bresciano. Oggi scade il contratto di solidarietà triennale che coinvolge anche la sede di Montirone, nella bassa. In tutto, 200 dipendenti che da domani, 1 gennaio, rischiano di non aver più un posto di lavoro. Nelle ultime ore l’azienda ha trattato con i sindacati per trovare una soluzione, ma lunedì scorso 29 dicembre, nel primo incontro, i vertici hanno di fatto confermato ai rappresentanti dei lavoratori che vogliono procedere con il concordato preventivo con riserva.

Ma sull’azienda di via Brescia piove sul bagnato visto che anche Enel è intervenuta a gamba tesa sulla crisi aziendale togliendo l’energia elettrica. I motivi non si conoscono, ma potrebbero essere dovuti ai debiti dell’impianto, visto che l’interruzione del servizio ha riguardato solo la sede di Nave. Una situazione simile a quanto avvenuto circa un mese fa quando, in quel caso, venne tolto il gas a tutti gli impianti, ma i dipendenti tornarono al lavoro due settimane dopo in seguito ai presidi.

Nell’assemblea di lunedì i lavoratori di Montirone e Nave avevano risposto picche alla possibilità di un altro anno con il contratto di solidarietà diverso rispetto agli altri stabilimenti, insieme agli anticipi delle spettanze Inps ai lavoratori sui quali l’azienda non può garantire ma che i sindacati non vogliono mollare. Intanto non è arrivata alcuna notizia e i dipendenti restano nel limbo.