NEWGEN VOICE – L’insostenibile selfie della propaganda politica

0

Propaganda e Politica. Due termini che dovrebbero esprimere concetti se non opposti quanto meno diversi, ma che oggi potrebbero essere usati come sinonimi. La loro complementarità ha origini lontane: si pensi agli imperatori ritratti come Ercole o Marte, ai regimi totalitari, alle varie convention ed adunate. Ma mai s’era giunti ad una sovrapposizione delle due nozioni. Se fino al secolo scorso poteva esserci politica senza propaganda, oggi è verosimile il contrario.

Il discorso politico ha abbandonato idee, progetti ed obiettivi per abbracciare slogan, selfie e sofismi. Non ci s’ispira più a Luigi Einaudi o Sandro Pertini, bensì a Giorgio Mastrota e Barbara D’Urso. “Il Principe” di Machiavelli è stato rimpiazzato da “Il Principesso” di Seyoung. Non si cita più Ennio Flaiano, al massimo Walt Disney.

L’aver ridotto la politica alla stregua di un cine panettone potrebbe far (amaramente) sorridere. Il dramma è che spesso questo giochetto funziona. Com’è risaputo, la memoria degli elettori è a breve termine e la riflessione meno coinvolgente del tifo.

Per nutrire la stampa, specie quella più compiacente, ci si affida ad esperti della comunicazione. Quest’ultimi non esitano ad inventarsi di sana pianta le notizie, privilegiando quelle di facile comprensione, familiari al grande pubblico e sensazionaliste. Quasi sempre si tratta di bluff atti a sedurre, a distrarre l’attenzione e a conferire un’aurea di dinamico innovatore a chi le compie. In realtà tutto resta uguale, quando non peggiora.

Nel mondo dell’irrealtà, dove non piove mai ed il sole splende sempre, è gioco facile promettere l’insostenibile: favorire l’occupazione facilitando i licenziamenti, difendere l’ambiente garantendo opere come la TAV, rilanciare i consumi inventandosi nuove tasse. E chi s’interroga sull’oggettiva difficoltà di conciliare gli ossimori viene additato come gufo, mistificatore, disfattista.

Non è soltanto la politica romana ad aver abbondonato Montecitorio  e Palazzo Madama per trasferirsi negli studi televisivi di Rai e Mediaset. Questa tendenza riguarda tutti i livelli. Gli esempi di assessori e sindaci che occupano i rotocalchi con comunicati “stampa” ben oltre il surreale e che utilizzano il consiglio comunale  a mo’ di palcoscenico si sprecano. Ve ne sono alcuni cui neppure Belen Rodriguez ruberebbe la scena. Manca solo un loro calendario e non escludo, un giorno, di trovarlo in edicola.

Non importa se per il proprio ego si sfrutta la disinteressata opera di associazioni e volontari. Non importa se a fini d’immagine si mina l’ingenuità dei minori e si mischia impropriamente il profano con il sacro. Non importa se le tasse prosperano, le attività chiudono, le istituzioni si allontanano, i poveri aumentano. Non importa.

L’importante è apparire, sorridere, mostrare al mondo una realtà che non esiste. L’inconsistente propaganda del dire per non fare. L’inconsistente politica dei selfie. Peccato che la Politica, quella vera, sia ormai sul letto di morte. R.I.P.