BRESCIA – 360 milioni pubblici a BreBeMi, Cgil: “Non serve collegarla con A4. E’ aiuto di Stato”

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Meno di due settimane fa il ministro Maurizio Lupi smentiva la disponibilità di soldi pubblici per la BreBeMi. La Legge di stabilità con l’art. 299, invece, istituisce “… nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, un fondo con una dotazione di 20 milioni di euro annui per il periodo dal 2017 al 2031, finalizzato prioritariamente alla realizzazione di opere di interconnessione di tratte autostradali per le quali è necessario un concorso finanziario per assicurare l’equilibrio del Piano economico e finanziario. …”.

In tutto 300 milioni di euro – si legge in una nota della Cgil – cui si aggiungerebbero i 60 milioni di euro della Regione Lombardia, di cui all’accordo trapelato e poi smentito dal ministro Lupi. Ciò premesso, ritorna d’attualità la progettazione dell’interconnessione dell’A35 con l’A4. Una interconnessione di cui a Brescia non si sente il bisogno e che se non realizzata, come tante delle grandi opere finanziate in Italia, potrebbe tradurre lo stanziamento in un finanziamento per un indebito riequilibrio finanziario.

L’operazione ha dell’incredibile: oltre a configurarsi come aiuto di Stato sanzionabile dall’Unione Europea, persiste nel destinare soldi pubblici per un’opera infrastrutturale rivelatasi fallimentare come in tanti a Brescia avevano previsto già ai tempi della sua realizzazione. Si potrebbe obiettare che data oggi la sua esistenza, tanto vale farla funzionare. Considerazione ovvia se fossero risparmiati soldi pubblici per destinarli ad investimenti ben più produttivi sul piano del contrasto alla crisi economica e sociale. Vista da questa prospettiva allo stato di crisi in cui versiamo, il traffico non può aumentare, né per A35, ne per A4.

Neppure favorire la concorrenza fra le due autostrade può essere la soluzione. La flessione della produzione industriale del 25% e la ben più grave dissoluzione di un quinto della sua capacità produttiva con il loro portato di grave disoccupazione – conclude la nota – alimentano l’impoverimento dell’economia italiana. Di questo dovrebbe occuparsi il Ministero dello Sviluppo economico e l’amministrazione della Regione Lombardia, prima che l’industria insieme ai servizi si dissolvano ulteriormente.